America Latina

Diario di un viaggio in Messico (parte 2)

Palenque

Dopo ore e ore di autobus, di folli curve, di stop in capanne adibite ad aree di servizio, e di risate, siamo arrivati a Palenque in piena notte. Il tragitto è durato molto più del dovuto perché da qualche tempo il Governo ha vietato agli autobus di percorrere la strada che collega San Cristobal e Palenque via Ocosingo. Questo dopo che, a seguito di alcuni scontri tra Governo e popolazioni locali, alcuni gruppi armati avevano iniziato ad organizzare quasi quotidianamente dei posti di blocco per poter spillare qualche soldo ai turisti.
Fortunatamente, però, tutti gli hotel hanno una reception aperta 24 ore su 24 e non abbiamo avuto problemi a fare il check-in.

Palenque mi ha regalato sensazioni simili ad Angkor, in Cambogia. Cammini tra le rovine e passi il tempo a chiederti come doveva essere vivere in quelle città, in quell’epoca. Tranne mio fratello ed io, che abbiamo passato l’altra metà del tempo a chiederci dove si nascondevano le tarantole che, sapevamo, sarebbero uscite dalle loro tane al primo accenno di pioggia. E questo ci terrorizzava parecchio.

Tutto è intatto, perfettamente conservato. La giungla verde nasconde stormi di uccelli rumorosissimi e scimmie che, di tanto in tanto, sbucano tra i banchi di nebbia.

Palenque

Merida

La perla dello Yucatán. La città più sicura del Messico. Elegante, raffinata, caotica ma composta. Qui abbiamo passato la serata a camminare tra i palazzi illuminati e ad ascoltare il chiacchiericcio delle persone sedute a bere nelle piazzette. Prima di tornare in albergo, stanchi per le mille cose viste, abbiamo cenato e bevuto Margaritas circondati dalla musica de La Negrita, un localino in centro frequentato da pochissimi turisti.

La mattina dopo ci siamo svegliati presto e abbiamo preso l’autobus per Valladolid, una città molto carina che per noi era una tappa obbligata: non si poteva lasciare il Messico senza fare il bagno in un cenote. Per comodità, abbiamo scelto di visitare il cenote Zaci, che si trova a pochi passi dalla piazza centrale di Valladolid. Nulla di eccezionale ma valeva la pena vederne almeno uno.

Cenote Zaci, Valladolid

Abbiamo invece deciso di saltare le piramidi di Chichén Itzá e, una volta vista la fila di corriere all’ingresso, abbiamo capito di non esserci sbagliati. Certo, mi dispiace non aver visto con i miei occhi quello che forse è il sito Maya più noto al mondo ma l’idea di passare la giornata circondata da rumorosissimi turisti americani dopo che per giorni avevamo respirato e vissuto, grazie anche a mio fratello, il Messico autentico, non ci entusiasmava. E così, abbiamo tirato dritto verso Chiquilà dove ci saremmo imbarcati alla volta di Holbox. Il nostro autobus, della linea Oriente, ci ha regalato un tragitto all’insegna della musica folkloristica e delle continue soste in paesini colorati. Una cosa che abbiamo imparato del Messico, infatti, è che quando in Messico l’autista ha fame, bhé… l’autista si ferma. E si ferma ovunque. Mette il freno a mano, scende, si compra qualcosa da mangiare e torna allegramente alla guida, scusandosi per l’attesa.

Holbox

Natura, musica, colore e buon cibo. Questa è l’Holbox dei nostri due ultimi giorni in Messico. Il mare non è sicuramente quello che abbiamo visto a Cuba, talvolta nemmeno quello che vedo ogni anno in Sicilia, alla Riserva di Vendicari o all’Arenella, ma solo perché la sabbia è fine come argilla e si scioglie tra le piccole onde.

Holbox

La gente è rilassata, i ritmi sono lenti e tutto è costruito con un estremo rispetto per la natura: niente palazzotti enormi a picco sul mare, nessuna macchina a sfrecciarti contro e nessuna strada di cemento ad ingrigire il paesaggio. Certo, camminare immersi nel fango dopo una pioggia torrenziale può non essere una bellissima sensazione, ma lo diventa se sai di poterti buttare in mare dopo solo pochi metri.

E poi i locali sulla spiaggia, la musica di mio fratello che suona al Salma circondato da decine di ragazzi e ragazze che hanno solo voglia di divertirsi, e noi con loro.

Locale in una spiaggia di Holbox

Le corse in bicicletta, le partite ad Uno, le chiacchiere stesi sull’amaca. Mi manca Holbox. Mi manca il Messico. Mi manca il nostro trio anomalo che mi ha insegnato che se viaggiare da soli è un’esperienza unica, viaggiare in coppia è un regalo che si decide di condividere con chi si ama… ma viaggiare in tre, quella sì è una sfida bellissima. E se la vinci, allora ti porti a casa quello che forse è e rimarrà uno dei viaggi più belli di sempre. Perché hai vinto le paure della diversità di carattere e dei gusti che possono essere diversi e hai deciso di goderti l’esperienza. Nonostante le sporadiche liti e grazie alle mille risate.

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