Europa

Come organizzare un viaggio in Islanda e perché NON è la mia meta del cuore

In questo post troverete un resoconto sincero di quella che è stata la mia esperienza in Islanda.

Probabilmente, rispetto a tutti i blog che avrete spulciato per prepararvi alla partenza, sarò in controtendenza visto che, in tutta onestà, non sono rimasta stregata da quest’isola leggendaria. Certo, la sua bellezza naturalistica è innegabile e a lungo mi sono interrogata sul perché non mi abbia folgorata. Poi, ho stilato una breve lista delle cose che cerco in un viaggio e ho capito che cosa mi aveva lasciata con l’amaro in bocca. Ecco, dunque, il mio personalissimo elenco:

1) fauna: nel vero e proprio senso della parola. In un viaggio io cerco gli animali selvatici. Prima di partire mi piace informarmi sulle specie autoctone e imparare il più possibile sul loro habitat. Studio i luoghi in cui posso avvistarli, se ne ho la fortuna e la pazienza. E, una volta arrivata a destinazione, mi preparo alla mia “caccia fotografica” sempre ben conscia del rispetto fondamentale che è bene avere per i loro spazi e la loro natura.

In questo, ahimé, l’Islanda è un po’ carente. Certo, vanta una popolazione ragguardevole di molte specie di uccelli e le Pulcinelle di mare sono adorabili e divertentissime, così come lo sono le Sterne artiche… A tal proposito, vi consiglio di stare attenti se decidete di uscire dalla macchina nei pressi delle aree di nidificazione, e ne troverete moltissime lungo la Ring Road, perché potrebbe succedervi di prendere una dolorosa beccata sulla nuca. Parlo per esperienza personale. Inoltre, guidate sempre lentamente quando vedete i cartelli con l’immagine delle sterne perché lungo il ciglio della strada è pieno di pulcini ancora poco pratici nell’arte del volo.

Pulcino di Sterna artica (Sterna paradisaea)

Per gli amanti dei mammiferi marini, è possibile fare delle belle escursioni per avvistarli, soprattutto a Husavik, un piccolo paesino situato nella parte Nord Orientale dell’isola e definito la capitale mondiale del whale watching. Tuttavia, non condivido moltissimo le modalità con cui la maggior parte delle compagnie assicura il contatto con questi incredibili esemplari e che, troppo spesso, si trasforma in un vero e proprio assalto per accaparrarsi la foto migliore. Esistono, come sempre, delle eccezioni e North Sailing sembra essere una di queste anche se non l’ho provata personalmente.

2) Natura: da questo punto di vista l’Islanda non può deludere. Con i suoi paesaggi sconfinati, le montagne di un verde abbagliante, le distese di sabbia nera e l’azzurro dei suoi ghiacciai, l’Isola ti strega con accostamenti di colore di cui non conoscevi l’esistenza.

Kirkjufell, in islandese: la Montagna della chiesa
Geyser

Cosa c’è, dunque, che non mi ha convinto sulla potenza della natura islandese? La malinconia che mi ha lasciato dentro. Diversamente da tutti i luoghi che ho visitato fino ad ora, e che mi hanno lasciato dentro una carica di energia sufficiente ad affrontare i mesi di routine quotidiana che mi aspettavano al ritorno, la natura islandese, per quanto affascinante, ha una componente struggente che, spesso, mi creava inquietudine invece di pace. Percorrendo per centinaia di chilometri i fiordi a Sud di Isafjordur, mi capitava spesso di chiedermi quando sarebbe finita la strada e i miei occhi avrebbero incrociato qualcosa di “allegro”. E uso questo aggettivo non a caso. Ne ho cercati altri che potessero essere più adatti alla descrizione di un paesaggio ma la realtà è questa: non c’era allegria in nessuno dei luoghi in cui posavo gli occhi.

Dyrholaey

3) Arte e cultura: che sia musica, cucina, pittura, architettura o contatto con le persone… nei miei viaggi cerco, anche solo in parte dell’itinerario stabilito, di immergermi nella cultura del luogo. E in Islanda non ci sono riuscita. Voglio fare un esempio sciocco, ma che mi ha aiutata a spiegare questo punto a molti degli amici che si sono stupiti del perché, una naturalista come me, non fosse tornata con il cuore pieno di Islanda: uno dei paesi dalla natura più incredibile che io abbia visitato, oltre, all’Africa, sono gli Stati Uniti. Penso, ad esempio, al Wyoming. Uno Stato sperduto, selvaggio, dove per inoltrarti in un bosco devi avere uno spray anti-orso e sperare, comunque, di non imbatterti in un Grizzly. Dopo un’intera giornata di trekking, torni in un paesino con un solo saloon, entri, scambi due parole con il cowboy al bancone e, in men che non si dica, ti trovi ad abbracciare una “donnona” americana sulla sessantina che ama definirsi tua zia, e che ti sfida a mangiare l’enorme, delizioso, hamburger con anelli di cipolla fritti che hai davanti. Oppure penso al Messico, dove puoi passare una giornata nella giungla alla ricerca di antichi edifici Maya e, la sera, ti trovi a passeggiare tra le scimmie urlatrici alla ricerca di un piatto di quesadillas. O all’Africa, dove sai di camminare dove tutto è iniziato e a fine giornata il nostro unico pensiero era accendere il fuoco, mangiare, e ascoltare i mille suoni della Savana attorno a noi.

4) Accessibilità: mi riferisco, nel vero senso della parola, alla possibilità di fare delle cose normali senza dover lasciare un rene all’ingresso. Battuta a parte, un altro dei limiti del paese, ma sul quale avrei soprasseduto se le altre condizioni fossero state rispettate, è il prezzo elevatissimo della maggior parte delle cose che rendono un viaggio degno di essere vissuto. Mi riferisco, ad esempio, ai 59 euro spesi per due mini hamburger e una birra media in due a Reykjavik, o dei prezzi delle escursioni per l’interno dell’isola o i ghiacciai. 

A tal proposito, dopo parecchie ricerche, ho scoperto l’esistenza della compagnia Blue Iceland e, per il nostro trekking sul ghiacciaio Vatnajökull, ho prenotato con loro. Tra tutte le regioni e i parchi visitati nei nostri 9 giorni nell’isola, il Vatnajokull National Park, insieme all’estremo Nord, è l’area che sicuramente mi ha più affascinata. Sarà per il silenzio surreale della Laguna di Jökulsárlón, per la consapevolezza che tra pochi decenni questi giganti azzurri spariranno a causa del cambiamento climatico, per il rumore delle onde contro gli iceberg di Diamond Beach e per la guida davvero molto brava, ma questa parte del viaggio mi provoca ancora gli “sbrilluccichii” agli occhi. 

Diamonds Beach

Camminare su un ghiacciaio ed avventurarsi nelle sue grotte è una sensazione davvero incredibile: nel silenzio più assoluto, con la pioggia che ti bagna nonostante tu sia vestito come un palombaro, ti trovi circondato dal ghiaccio, con le sue sfumature che vanno dal nero della fuliggine depositata all’azzurro più vivo. Ad ogni rampone piantato su quella terra antica, mi sono chiesta quanta forza debba avere la Terra per creare un simile capolavoro… e quanto poco tempo è bastato, a noi, per metterne in pericolo la sopravvivenza. 

Grotte di ghiaccio, Vatnajökull

A questo punto vi chiederete, forse, perché mai ho scelto l’Islanda come meta del viaggione annuale. Bhé, le ragioni sono due: la prima è che era una delle mete del cuore del mio compagno di vita e di viaggio. La seconda è che sono fermamente convinta che ogni luogo vada visto con i propri occhi e vissuto con la proprio mente per poterne avere un’opinione sincera.

COSA MI PORTO NEL CUORE DI QUESTO VIAGGIO IN ISLANDA

Un’altra delle domande che mi sento fare spesso, di ritorno da qualsiasi viaggio, è: cosa ti è piaciuto di più. Nel caso dell’Islanda, la risposta è senza dubbio la regione del Parco Naturale di Vatnajoskull, con i suoi giganti di ghiaccio, e le strade che portano ai fiordi del Nord, così aride e solitarie che sembra tu stia percorrendo sentieri lunari. Mi porto nel cuore la volpe artica che ci è trotterellata vicino nei pressi di un faro, le pulcinelle di mare di ritorno dalla caccia, con il becco ricolmo di pesci, e i cavalli più simili ai Mini Pony che io abbia mai visto.

Volpe artica (Alopex lagopus)
Pulcinella di mare (Fratercula arctica)
Cavalli islandesi

L’uovo fritto che abbiamo cucinato sulla cima di un monte, sotto il sole delle 23:00, davanti ad una vista mozzafiato sul fiordo. Il verso di allarme delle sterne artiche, e la beccata che mi sono presa in testa, per essermi voluta avventurare in un sentiero che costeggiava un’area di nidificazione. La birra ed i fish and chips mangiati in un bar allestito in una vecchia barca vichinga che fa bella mostra, nel suo giardino, della più grande costola di balena mai trovata prima.

Cena con vista sul fiordo
Baccalà bar, Dalvik

Il tuffo inaspettato, a mezzanotte suonata, in una pozza di acqua termale circondata da un capanno costruito in mezzo al nulla. Avevamo guidato tutto il giorno, perdendo la cognizione del tempo e del luogo in cui ci trovavamo esattamente. Stavamo costeggiando un fiordo e spiando una foca che giocava nell’acqua. In lontananza, un numero imprecisato di uccelli marini si stava accanendo su un banco di pesci. La luce era chiara, argentea. Avevamo deciso di fermarci un attimo vicino ad un capanno di legno quando un cartello ci ha incuriositi: “ingresso consentito quando il capanno è libero”. Ci siamo fatti coraggio e così, eccola lì, la nostra Blue Lagoon privata. In un secondo ci siamo buttati in quel pozzo di roccia pieno di acqua bollente. Dalle fessure tra le travi, continuavamo ad osservare il mare e la nostra amica foca. In quel momento ho pensato alla noia che spesso avevo provato percorrendo per centinaia di chilometri i fiordi. Poi mi sono ricordata del bus numero 13 che prendo ogni mattina per andare in ufficio. Le voci della gente, spesso già nervosa di prima mattina. Il frastuono delle automobili, i clacson, l’aria pesante di inquinamento e la mente confusa da quella quotidianità frenetica. E così ho ascoltato, per la prima volta davvero, il silenzio dell’Islanda. Ecco, questo è il mio “vale il viaggio”. 

Tramonto islandese

COME ORGANIZZARE IL VIAGGIO

Cosa leggere

Come sempre, mi sono affidata ad Iceland, la versione inglese della guida firmata Lonely Planet per conoscere i luoghi principali, e ai blog di altri viaggiatori per vagliare le opzioni a disposizione in base ai nostri interessi.

Per chi ama l’Islanda, e vuole viverla e riviverla attraverso le sue storie, consiglio L’Atlante leggendario delle strade d’Islanda, di Jón R. Hjálmarsson.

Noleggio automobile: camper, berlina o 4×4?

Considerata la nostra positiva esperienza di viaggio con le macchine camperizzate, e i prezzi elevati delle strutture ricettive a luglio, abbiamo optato per il noleggio di un Dokker Dacia attrezzato. Tra le mille compagnie, ho scelto la Kukù Campers e ci siamo trovati benissimo! Non solo propongono i prezzi di noleggio più economici, ma sono professionali, giovani e simpaticissimi. Hanno una lista incredibile di accessori per il viaggio (chitarra e frisbee compresi), e sono veramente onesti. Quando abbiamo riconsegnato il nostro Dokker, abbiamo fatto notare che la guarnizione della fiancata era rovinata e si staccava continuamente e, per scusarsi, ci hanno regalato due tazze che, ancora oggi, ci ricordano il viaggio ad ogni colazione. E le macchine sono davvero uno spasso. Ogni furgoncino ha le fiancate personalizzate e sul sito lanciano continuamente delle gare per la miglior foto o il miglior video di viaggio. Tra i premi, anche il rimborso dell’intero noleggio.

Il nostro Dacia Dokker, firmato Kukù Campers

In molti mi hanno chiesto se non fosse preferibile noleggiare un 4×4 viste le condizioni delle strade e l’impossibilità di raggiungere le aree più remote (percorrendo le famose F roads) senza un fuoristrada. Noi abbiamo preferito il furgoncino, soprattutto per il prezzo, ripromettendoci di fare l’escursione se l’avessimo desiderato. Una volta in viaggio, ci siamo trovati benissimo e abbiamo rinunciato a visitare l’interno per goderci le mille deviazioni che la Ring Road ti consente. Anzi, le deviazioni che devono essere fatte se si vuole visitare davvero l’Islanda.

Assicurazione

Va fatta. Non c’è scampo. Abbiamo rischiato di non fare solo l’assicurazione che ti tutela in caso di investimento delle graziose, ma psicopatiche, pecore islandesi. Sono davvero belle ma hanno una strana ed incomprensibile tendenza suicida visto che si buttano in mezzo alla strada proprio mentre stai per passare con la macchina.

Pecore islandesi

Campeggio

E’ ancora possibile campeggiare gratuitamente in Islanda? La risposta è no. Leggendo i vari blog di viaggio, e frequentando le pagine dedicate, scoprirete che molti viaggiatori sostengono che non c’è problema e che, se fatto con rispetto per la natura e le persone, nessuno vi dirà nulla. Non è così. Esiste una legge che vieta il campeggio libero e, ve lo assicuro, solo all’idea di prendere in giro persone così riservate ma sempre gentili, vi sentirete in colpa. E poi ci sono i controlli. Ricordo ancora che una sera, avendo perso la cognizione del tempo a causa del famoso sole di mezzanotte, ci siamo sistemati su un’area di sosta per preparare la cena e nel giro di 10 minuti è arrivato un ranger che, in modo gentile ma fermo, ci ha chiesto di finire la cena e poi spostarci in campeggio perché “in Islanda è vietato il campeggio fuori dalle aree preposte”. Tuttavia, esistono le aree preposte GRATUITE, tra cui un parcheggio davanti alla Laguna di Jökulsárlón. La lista completa la trovate sul sito dedicato alla camping card, la tessera il cui acquisto vi garantisce l’accesso ai campeggi ma NON include la tassa di soggiorno che è necessario pagare presso ogni struttura. Anche in questo caso, a qualsiasi ora voi piantiate la vostra tenda o parcheggiate il vostro furgoncino, ci sarà sempre una guardia che viene a bussarvi per assicurarsi che abbiate pagato la tassa. E’ conveniente se vi fermate in campeggio per più di 7 notti. Potete acquistarla online e farvela spedire a casa, oppure comprarla presso la Kukù Campers o un qualsiasi ufficio turistico. 

COSA METTERE NELLO ZAINO

Se state pensando di partire per l’Islanda, di post come questo ne avrete letti a decine e sarete anche più informati di me. Tuttavia, un’opinione in più non fa mai male.

Noi siamo stati fortunati perché, ad eccezione della giornata al Vatnajokull National Park e a Modrudalur dove ha piovuto ed il vento era davvero difficilmente gestibile – almeno che tu non abbia vissuto a Trieste per qualche anno e abbia conosciuto da vicino la potenza della Bora – per tutto il viaggio il tempo è stato davvero clemente. Abbiamo avuto la fortuna di poterci togliere la giacca ed il pile e stare con la maglia a mezze maniche… anche se una sciarpa è sempre, comunque, un’ottima alleata. 

Di seguito un breve elenco delle cose che non possono mancare.

Abbigliamento essenziale:

  • pile;
  • maglia termica;
  • giacca a vento impermeabile (io scelgo quasi sempre la Columbia ma anche le giacche impermeabili di Decathlon sono delle ottime alleate);
  • piumino (magari uno di quelli in completo con la giacca a vento e che sia, pertanto, sfoderabile);
  • pantaloni da trekking impermeabili;
  • calzettoni pesanti e calzettoni di cotone;
  • scarpe da trekking alte e impermeabili;
  • zainetto per le escursioni;
  • coprizaino impermeabile.

Come dicevo, noi abbiamo dormito nel furgoncino camperizzato… e che dormite mi sono fatta! Ancora ricordo il silenzio della notte islandese, rotta solo di tanto in tanto dalle folate di vento. Per dormire degnamente, è fondamentale avere con sé:

  • sacco a pelo invernale (io uso il Forclaz di Decathlon che garantisce il comfort fino a 5°C ma resiste anche a 0°C);
  • materassino gonfiabile di Decathlon;
  • cuscino gonfiabile e cuscinetto morbido imbottito, sempre di Decathlon.

ESCURSIONI

Noi abbiamo deciso di fare solo l’escursione nel ghiacciaio e ci siamo affidati alla Blue Ice. Ottimo rapporto qualità-prezzo.

ITINERARIO

Quello che trovate di seguito è il nostro itinerario di viaggio. Ovviamente c’è stata qualche deviazione di qualche ora ma la base da cui siamo partiti è questa.

24/7Reykjavik (arrivo)APARTMENT-K (1 notte prenotata su Booking.com): eccellente!
25/7Reykjavik – Reykjanesfólkvangur 36 Km

Reykjanesfólkvangur – Seljalandsfoss 120 Km

Seljalandsfoss – Skogafoss30 Km

Skogafoss – Dyrhólaey (spiaggia nera + pulcinelle → diramazione 215 per Reynisfjara (colonne di basalto) + diramazione 218 per pulcinelle)213 KM
26/7Skaftafell (Parco Nazionale) 174 Km

Jökulsárlón (lago ghiacciato) 58 Km
27/7Vatnajökull
28/7Vatnajökull – Stuðlagil Canyon (colonne di basalto) 327 Km

Stuðlagil Canyon – Modrudalur (deserto) 60 Km
29/7Modrudalur – Dettifoss (cascata più grande d’Europa)66 Km

Dettifoss – Námaskard (fumarole) 64 Km

Namaskard – Mývatn (lago con sorgenti termali e pozze di fango) 14 Km
30/7 – 31/7Namaskard – Husavik (costa e balene) 59 Km
Lungo la Arctic Coast Way (imperdibile)Husavik – Akureyeri 75 Km

Akureyeri – Dalvík Beach 46 Km

Dalvik Beach – Ólafsfjörður Beach 18 Km

Ólafsfjörður Beach – Isafjordur566 Km
01/8Isafjordur – Breiðafjörður (orche) 259 Km
02/8Breiðafjörður – Þingvellir (Thingvellir → Più antico parlamento di Islanda. E’ un Parco Naturale) 186 Km
03/8Reykjavik (Ritorno)

RING ROAD IN SENSO ORARIO O ANTIORARIO? 

Noi abbiamo scelto di visitare l’Islanda percorrendo la strada principale in senso anti-orario, così da viaggiare nell’area più remota negli ultimi giorni.

BLUE LAGOON: SI o NO?

Ecco un’altra domanda di rito. Noi abbiamo optato per il NO: perché è piena zeppa di turisti, perché hai a disposizione un centimetro cubo d’acqua a persona e perché il prezzo non vale l’esperienza. Abbiamo invece propeso per le pozze d’acqua termale che, se sei fortunato e hai buon occhio, puoi trovare lungo la strada.

You may also like...