Stati Uniti

Fuga nel selvaggio West degli Stati Uniti: dal Wyoming alla California.

Leggere l’America è come esaminare un mosaico. Se si guarda solo l’insieme, non se ne scorgono le componenti, le singole tessere, ognuna di colore diverso. Se ci si concentra sulle tessere, si perde di vista il quadro generale.
(Robert Hughes)

E’ passato molto tempo da quando ho scritto, l’ultima volta, di quel tempo, nella mia vita, in cui tutto sembra più reale. E’ il tempo del viaggio. Quelle 3 settimane, ogni anno, in cui mi obbligo a superare una delle mie più forti paure, l’aereo, per scoprire luoghi di cui fino a quel momento ho solo letto, visto o sentito parlare. E’ il tempo delle giornate senza impegni, della scoperta ad ogni angolo, del superamento della mia “zona di comfort”, delle papille gustative che esplodono al contatto con nuovi sapori, dell’abbattimento di ogni barriera culturale e, spesso di molti limiti fisici e mentali. Il tempo dei film che diventano realtà e della “spunta” nel mio quaderno dei luoghi da vedere.

Uno di questi, sin da quando ero piccola e con il nonno guardavo i “film degli indiani”, è il Wyoming: con la sua natura selvaggia, i cowboys, gli indiani, le praterie, i grizzly, i lupi, i fiumi infiniti… Ma siccome noi non ci accontentiamo mai di una meta sola, e spesso e volentieri abbiamo gusti diversi, il nuovo on the road negli Stati Uniti ci ha portati da Denver (Colorado), a San Diego (California). E, nonostante alcuni di questi Stati li abbia già visitati alcuni anni fa, ho pensato valesse la pena rivederli visto che, si sa, un posto non è mai uguale a sé stesso a seconda di quando e con chi lo si visita. E poi, ho ancora aperta la sfida, con me stessa, di vedere tutti i paesi degli Stati Uniti e questo nuovo viaggio ha sicuramente aiutato facendomi arrivare a 21 su 50.

Denver, città di partenza del nostro viaggio, non merita alcuna menzione particolare visto che è la tipica città americana con molta periferia e qualche grattacielo nel centro ma ecco che, una volta usciti dal suo nucleo, inizia l’America. Iniziano le strade, quelle che portano su su fino al cielo. Le nuvole che sembrano sempre più grandi che in qualsiasi altro luogo al mondo. E tu entri magicamente nel ruolo che ti viene assegnato, senza che te ne accorga, dal mito americano costruito da Hollywood e dai libri del ‘900 americano (da Kerouac a Steinbeck). Inizia ad aver voglia di bicchieroni immensi di caffè da asporto quando meno te lo aspetti. Pancakes inzuppati nello sciroppo d’acero e hamburger ripieni di anelli di cipolla fritti diventano il tuo pane quotidiano. Ti lasci coccolare dall’americano medio che, quando scopre che sei italiano, è sempre pronto ad una chiacchera in più. Hai voglia di appuntare quel che vedi su un quaderno e di fotografare ogni angolo di quel paese così immenso e vario.

E senza accorgertene, dopo ore di viaggio in mezzo al nulla, con la musica country che ti annienta i neuroni, arrivi in Wyoming. E’ sera e i posti nei campeggi sono tutti esauriti. Allora, da bravo cowboy, entri in un saloon (uno di quelli veri, con biliardo, decine di teste di renna e di cervo, e salmoni imbalsamati alle pareti), ordini una birra e ti chiedi dove accidenti pianterai la tenda.

Rustic Pine Saloon, Duboi, Wyoming

E poi arriva lei, una donna sui cinquant’anni stile “accumulatrice seriale e compulsiva” che avrebbe dato materiale utile ad una nuova puntata del programma omonimo su Real Time. Ti fa piantare la tenda sul suo giardino. E la notte dormi con un occhio aperto e uno anche perché, in fondo, tutti i più noti serial killer erano americani e sempre apparentemente gentili.

La mattina ti svegli, mangi ovviamente dei pancakes incredibili, e valichi l’ingresso del Grand Teton prima e dello Yellowstone poi. Tutto diventa incredibilmente verde e la ricerca compulsiva di orsi, lupi, renne e bisonti inizia. Ho ancora negli occhi il colore del Grand Prismatic e l’ululato dei lupi, nel cuore della notte. Un suono che, per l’emozione e i sentimenti che ha evocato, posso paragonare solo a quello del ruggito del leone a qualche metro dalla nostra tenda in Botswana.

Bufalo americano, Yellowstone National Park

Orso nero americano, Lamar Valley, Yellowstone NP

Grand Prismatic, Yellowstone NP

E poi il Bryce Canyon, con il suo arancione che non è possibile descrivere a parole, e il Grand Canyon che, nonostante fosse la seconda volta che lo vedevo, è riuscito a farmi piangere per dieci minuti. Nonostante tu possa essere preparato a tanto splendore non potrai mai rimanere indifferente alla magnificenza che la natura ha saputo creare in millenni di costante lavoro. E’, in assoluto, uno dei luoghi più spettacolari che abbia visto nella mia vita e credo andrebbe inserito nella lista di chiunque voglia capire che cosa c’è là fuori e perché è importante anzi, fondamentale, prenderci cura di questo grande Pianeta.

Grand Canyon NP
Bryce Canyon NP, Utah

Del Bryce Canyon, mi porto a casa il ricordo delle alette di pollo al barbecue che abbiamo cucinato nella griglia a disposizione del campeggio, la zuppa della Campbell e la birra fresca, dopo una giornata di trekking.

E poi via, verso la Death Valley e quel caldo che, se mi concentro, sento ancora addosso: secco, asfissiante, che ti impedisce di aver voglia persino di pensare. Visto che l’unico hotel che abbiamo trovato sulla strada era pieno, abbiamo piantato la tenda in mezzo al nulla, insieme ad una ragazza che viaggiava da sola e a 3 ragazzi che si erano appena messi a dormire. Ricordo di essermi chiesta chi poteva essere lei, dove stava andando e per quanto tempo… e poi di essermi concentrata su come potevo chiudere occhio con quasi 50 gradi e risvegliarsi con 42 a Stove Pipes, il luogo più caldo della Terra… fino a che mi sono addormentata sotto un cielo così pieno di stelle come non lo vedevo da quella notte in tenda alle Whitsundays, in Australia, e nel Deserto del Namib, per poi svegliarmi, con la pelle sudata, e fare colazione in un Motel con tutte le finestre sbarrate per impedire anche al minimo raggio di sole di scaldarne l’interno.

Colazione con Coyote, Death Valley, Nevada

A riportarci alla cruda realtà del mondo americano ci ha pensato Las Vegas, con la sua costante follia. Un’esperienza da fare, per una notte e qualche ora… giusto il tempo di vedere ricostruita Venezia, mangiare un hamburger pazzesco nel ristorante di Gordon Ramsey, e scoprire che mentre i genitori spendono il loro stipendio alle slot machine, i figli possono “spararsi” l’intera paghetta nei casinò costruiti apposta per loro e i cui premi sono per lo più videogiochi e peluche.

Excalibur Hotel and Casinò, Las Vegas, Nevada

Dopo cotanta finzione non c’è nulla di meglio di una nuova immersione nella natura e, così, siamo partiti alla volta del Sequoia NP e dei suoi alberi che sembrano monumenti. Così alti e profumati che, se non fosse tassativamente proibito – nonostante qualche scemo ignori il divieto – vorresti abbracciare forte forte. E, perché no, magari scambiarci anche qualche parola perché, a guardarli, diresti che ne sanno sicuramente più della media delle persone che li fotografano e se solo avessi voglia di ascoltarli, avrebbero storie incredibili da raccontare.

Sequoia NP, California

Su San Diego non ho molto da raccontare. Non mi ha entusiasmata particolarmente nonostante, invece, le aspettative fossero piuttosto alte.

Invece lei, Los Angeles… non la definirei certamente una bella città ma sarà che alle Medie ci si scambiava le figurine di Beverly Hills, che a volte rido ancora guardando Beverly Hills Cop, che la maggior parte delle mattinate in cui non andavo a scuola per colpa dell’influenza le ho passate guardando Baywatch… Bhé, sarà per questo e molto altro ma appena arrivi a Santa Monica nella testa scatta subito il ritornello della sigla dei bagnini più famosi della tv… e ti ritrovi ad aver voglia di indossare dei Levi’s a vita alta, le Nike Air e una t-shirt extra large.

Abbiamo passato qualche ora passeggiando sulla spiaggia, tra un bagno ed il ricordo di quando, a 14 anni, grazie ad un’idea di mio papà, ho corso con i miei pattini lungo la pista che da Venice Beach arriva alla Ruota Panoramica. Sono passati anni ma quando vedo certe cose ritorno ad essere bambina e, così, senza nemmeno rendermene costo sono in cima alla ruota del Pacific Park, con un marito compiacente e compiaciuto, ed un enorme zucchero filato rosa tra le mani. Momenti di una divertente semplicità e che porterò con me tutta la vita.

Tramonto a Santa Monica, California

Come questo ennesimo viaggio, in questo paese così straordinario con i suoi paradossi, la sua spietata violenza, il suo mito ricorrente, la sua storia di sangue e grandezza e quella natura che ti dona meraviglia ad ogni sguardo.

Informazioni logistiche e organizzative

Innanzitutto, mi preme ricordare che E’ UN VIAGGIO SEMPLICE E ALLA PORTATA DI QUALSIASI SPIRITO, AVVENTUROSO O MENO. E’ un viaggio che si può fare con bambini piccoli, amici, famiglia, in coppia… Insomma, ce n’è per tutti i gusti e le esigenze.

Noi, ad esempio, avendo poco tempo per organizzare e amando la vita del campeggio in mezzo alla natura, abbiamo optato per partire con i nostri zaini e la tenda.

Volo

British Airways

Partenza: Bologna – Denver (scalo a Heathrow, Londra)

Ritorno: San Diego – Bologna (scalo a Chicago e Heathrow).

Date

14 – 30 luglio

Itinerario

Data Partenza Arrivo Pernottamento
14 Denver Dubois (Grand Teton) In un campo aperto
15 Gran Teton Yellowstone Bridge Bay Campground
16 Yellowstone Yellowstone Madison Campground
17 Yellowstone Yellowstone Grant Campground
18 Yellowstone Yellowstone Grant Campground
19 Salt Lake City Bryce Canyon Ruby’s Inn
20 Bryce Canyon Zion NP  
21 Zion NP (Angel’s Landing + The Narrows) Las Vegas Excalibur Hotel
22 Las Vegas Grand Canyon Notte nella foresta ai confini del parco del Grand Canyon
23 Grand Canyon (Bright Angel trailhead o South Kaibab) Grand Canyon Bright Canyon Lodge
24 Grand Canyon Death Valley Campeggio nel mezzo del nulla
25 Death Valley Sequoia NP  
26 Sequoia NP San Diego ITH Adventure Hostel
27 San Diego San Diego ITH Adventure Hostel
28 San Diego Los Angeles Calabassas GoodNight Inn
29 Los Angeles Volo di ritorno  
30 Arrivo a Bologna (20:20)    

Informazioni importanti

Tutti i campeggi vanno prenotati con largo anticipo, soprattutto se si vuole dormire dentro ai parchi.

Per farlo, è sufficiente visitare il sito dei parchi del governo degli Stati Uniti a questo link, scegliere la tipologia di alloggio (campeggio o lodge), scegliere la data e pagare.

Fuori dai parchi nazionali (Yellowstone, Bryce, Sequoia ecc ecc), ossia nelle “National Forest” è possibile campeggiare gratuitamente. Noi, ad esempio, non avendo trovato nessuna piazzola libera in alcuni dei parchi che volevamo visitare, abbiamo piantato la tenda sia fuori dal Gran Teton, nel cortile di una signora un po’ folle che collezionava materassi e li stipava in un vecchio camper che ci ha mostrato con orgoglio, nella foresta nazionale all’ingresso del Grand Canyon e nel bel mezzo della Death Valley, con un caldo che non dimenticherò mai per tutta la vita (52 gradi di notte) ed un coyote spelacchiato che ci ha fatto visita la mattina.

In generale, comunque, negli Stati Uniti si trova facilmente un alloggio economico nei motel disseminati lungo le strade principali. E’ sufficiente usare Booking.com oppure fermarsi direttamente per chiedere se ci sono stanze libere.

Fate la tessera dei parchi annuale. E acquistabile a questo link. Vi consentirà di risparmiare un bel po’ di soldi e, una volta rientrati in Italia potete rivenderla. Infatti, potete firmare uno solo dei due spazi appositi sulla tessera e colui a cui la rivenderete firmerà l’altro e potrà utilizzarla entro il medesimo anno solare.

Se visitate lo Yellowstone e il Gran Teton, comprate lo spray anti-orso. I ranger vi insegneranno ad utilizzarlo. Noi, in soli due giorni, abbiamo visto un grizzly dalla macchina e due orsi neri. Ma non ci siamo mai avventurati troppo a lungo nella foresta. E seguite tutte le indicazioni che vi vengono date. Gli orsi sono golosi ed è facile che aprano sia la tenda che la macchina se lasciate del cibo incustodito. Lo spray anti-orso dovrete poi buttarlo appena arrivati in California perché è vietato.

Vi consiglio di controllare sempre le condizioni dei trekking. Ad esempio, allo Zion National Park c’era appena stata un’inondazione che aveva comportato la chiusura di alcuni trekking, come l’Angel’s Landing.

L’Antelope Canyon è visitabile solo con un tour organizzato e va prenotato in anticipo.

A San Diego, in alta stagione, è praticamente impossibile trovare un posto in hotel almeno che non siate disposti a spendere almeno 400 euro per una doppia senza colazione. Noi abbiamo trovato, per pura fortuna, un posto in un ostello molto carino ma il nostro sonno è stato più volte interrotto da focosi adolescenti che tutto avevano in testa tranne che dormire.

Cosa leggere prima di partire

  • Lonely Planet: approfittando degli sconti del 50% sul sito ufficiale, per organizzare il viaggio ho acquistato e letto la versione inglese di Western USA, Zione e Bryce NP, Yellowstone e Grand Teton.
  • Furore, di John Steinbeck.

E per accompagnare il viaggio, naturalmente, gli Eagles…

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