Sharp sharp Sudafrica!

Quando mi chiedono cosa penso del Suafrica, non riesco mai a trovare parole migliori di quelle usate da Dominique Lapierre nel suo libro “Un arcobaleno nella notte”, un’opera che consiglio vivamente di leggere prima di partire.

“Con una popolazione di cinque milioni di bianchi e venticinque milioni di neri su un territorio grande due volte e mezzo la Francia, il paese che l’ex reverendo riceve in eredità è un incredibile mosaico dove il meglio e il peggio convivono più strettamente che in ogni altra parte dell’Africa. E’ un paese che ospita gli animali selvatici in magnifiche riserve (e qui, però, aprirei un capitolo a parte sulla macabra usanza di allevare felini affinché, da cuccioli, possano essere usati come pupazzi da far accarezzare agli occidentali e, una volta adulti, vengono rilasciati in piccole riserve di caccia dove ricchi e prepotenti giocano a fare i cacciatori coloniali), ma che ammucchia milioni di cittadini in una sfilza di ignobili ghetti. Un paese che con il suo sottosuolo ricolmo d’oro e di diamanti ha fornito allo scettro del Re d’Inghilterra, una pietra preziosa da cinquecentonovanta carati ma che condanna due bambini neri o meticci su tre ad andare a scuola a piedi nudi, se mai una scuola per loro esiste. […] Un paese di estrema spiritualità dove il novanta per cento dei neri e dei meticci adora il Dio di giustizia e d’amore degli oppressori bianchi. […] Un paese che possiede alcuni tra gli ospedali più moderni del mondo (e dovreste vedere le strade) ma dove centinaia di migliaia di famiglie devono ricorrere ai guaritori per curarsi. […] Un paese estremo in ogni senso, traboccante di opportunità e di ricchezze, ma avvelenato da brutalità ed ingiustizie”.

Dunque, un anno fa, a quest’ora, stavo elaborando il mio progetto di tesi in Scienze Naturali in Sud Africa. Poi, una serie di circostanze avverse hanno fatto sì che non potessi più partire e, alla fine, il mese di ricerca di genetica della popolazione si è trasformato in un viaggio zaino in spalla di 17 giorni (viaggio incluso)… organizzato in circa 4 ore e a meno di un mese dalla partenza.

Ecco, dunque, l’itinerario di massima e qualche informazione utile.

Periodo: 28 luglio – 14 agosto.

Compagnia aerea: Emirates.

Costo: circa 600 euro a testa (prenotato a fine giugno).

Noleggio auto: Avis.

Itinerario

Arrivo a Johannesburg. Soggiorno all’Aerotropolis Guest Lodge. Ottimo rapporto qualità-prezzo, vicino all’aeroporto e con un servizio di navetta gratuito per/dall’aeroporto internazionale O.R Tambo.

Il giorno successivo all’arrivo in Sudafrica, siamo partiti per il Kruger. Il viaggio è di circa 8 ore ed è necessario rispettare i limiti di velocità poiché la strada è gremita di pattuglie con l’autovelox e sono molto fiscali.

Al Kruger abbiamo passato 4 notti:

  • Letaba Rest Camp: molto bello il campo tendato;
  • Satara Rest Camp: qui abbiamo passato due notti, nella nostra tenda. Il tragitto tra il primo e il secondo campeggio è veramente molto bello. E’ il luogo migliore dove pernottare per avvistare i grandi felini e senza dover attraversare in lungo e in largo il parco. Gli avvistamenti migliori, infatti, li abbiamo fatti a poche centinaia di metri dal campo… tra cui un ghepardo intento a mangiare un’antilope, un rinoceronte, un branco di iene con i piccoli e due leoni;
Ghepardo

Ghepardo, avvistato a poche centinaia di metri dall’ingresso del Satara Camp

Iena

Iena adulta, con una testa di gnu

  • Pretoriuskop Camp: comodo se si intende proseguire il viaggio verso lo Swaziland. Il paesaggio non è niente di eccezionale ma noi siamo riusciti a vedere un ghepardo a pochi minuti dalla chiusura del campeggio.
Paesaggio, Kruger National Park

Vista da un promontorio a qualche decina di chilometri dal Letaba Camp

Esemplare di iena adulta

Esemplare di iena adulta, avvistata con il branco lungo strada che porta al Satara Camp

Cucciolo di iena

Cucciolo di iena

Il campeggio Satara va prenotato con un certo anticipo, ma devo ammettere che una volta arrivati ci siamo resi conto che moltissimi posti erano ancora liberi e potevano essere prenotati in loco.

Bufalo nero

Bufalo nero, all’ingresso del Kruger

Cucciolo di zebra

Cucciolo di zebra

Cucciolo di mangusta

Cucciolo di mangusta all’ingresso della sua tana

Il viaggio è proseguito alla volta dello Swaziland, un paese dai paesaggi verdissimi e dalle sterminate distese di canne da zucchero, i cui incendi illuminano le buie notti Sudafricane.

Abbiamo dormito allo Hlane National Park. In tutta onestà la riserva è davvero bruttina e l’erba alta impedisce qualsiasi tipo di avvistamento. Tuttavia, il campeggio è illuminato esclusivamente da lampade a petrolio, la cena è buonissima e, complice la febbre alta che mi ha costretta in tenda con le allucinazioni, conserverò per sempre nel cuore il ricordo del ruggito lontano dei leoni e il canto degli Swazi attorno al fuoco. Meraviglioso.

Il giorno successivo siamo ripartiti alla volta di Johannesburg dove, contro ogni aspettativa e nonostante il nostro totale rifiuto per i tour organizzati, abbiamo acquistato due biglietti del Red Bus che, a detta degli stessi abitanti della capitale, è l’unico modo davvero sicuro di visitare Jozi, o Johburg come viene spesso chiamata. Il tour ci ha portati al museo dell’apartheid, imperdibile, e nel cuore del quartiere di Soweto capace di trasformarsi, nel giro di poche centinaia di metri, da un enorme mercato accalappia-turisti ad una sconfinata distesa di casette in cemento, l’una uguale all’altra, ricordo del confinamento della popolazione nera a seguito dell’entrata in vigore delle prime leggi razziali.

Il giorno successivo abbiamo preso il volo per Cape Town. La compagnia low cost che abbiamo scelto è la Kulula air: ottima, comoda, economica e puntuale.

Table Mountain

Table Mountain

A Cape Town abbiamo alloggiato alla House on the Hill, un B&B davvero bello, prenotato su Booking, e a pochi metri dal Waterfront. Da non perdere, una cena all’Addis in Cape, un buonissimo ristorante dove concedervi una cena etiope dopo un pomeriggio speso a raggiungere a piedi la Table Mountain, attraverso il quartiere di Garden, e a passeggiare per Bo Kaap.

Quartiere musulmano di Bo Kaap, Cape Town

Quartiere musulmano di Bo Kaap, Cape Town

Bo Kaap, Cape Town

Ci tengo a specificare che camminare per Cape Town da soli, di giorno, è assolutamente sicuro. Ovviamente vanno prese le normali precauzioni del caso, ma questa è una regola che vale ovunque. Le persone sono adorabili e più di una volta ci è capitato che ci offrissero un passaggio… e una di questa, abbiamo accettato volentieri perché eravamo sfiniti. Uber è una garanzia di affidabilità, e la sera è l’unico modo per muoversi in sicurezza. Mi raccomando di controllare sempre che la targa corrisponda a quella indicata nella prenotazione.

Il giorno successivo abbiamo visitato il magnifico Stellenbosh Garden e siamo partiti alla volta del Capo di Buona Speranza, attraverso strade che si infilavano tra le foreste e sbucavano a pochi metri dall’oceano.

Verso il Capo di Buona Speranza

Verso il Capo di Buona Speranza

La settimana successiva l’abbiamo passata a vagare lungo la costa, fino ad Hermanus dove non abbiamo avvistato le balene ma abbiamo passato un’intera mattinata circondati da una colonia di pinguini. Ci siamo diretti, poi, verso la regione dei vini e abbiamo dormito in una cascina circondata dalle vigne, con il camino acceso e le zebre che brucavano l’erba fuori dalla nostra finestra.

Pinguini del Cape, Boulder's Beach

Pinguini del Capo, Boulder’s Beach

Tra i luoghi più incredibili, il West Coast National Park, a nord di Cape Town. Purtroppo, complice il cambiamento climatico e la sempre più lunga siccità, le piogge si sono fatte attendere e non siamo riusciti a vedere la fioritura del deserto ma il parco, la cittadina di Langebaan, le casine bianche e le spiagge sconfinate nei dintorni di Paternoster sono un incanto.

West Coast National Park

West Coast National Park

Costa a Nord di Cape Town

Costa a Nord di Cape Town

Uccello tessitore

Uccello tessitore

Il ricordo di questo paese, che conservo con più affetto è quello di Jan, Wanya ed Eric, tre persone che posso considerare amiche e che senza sapere chi fossimo, la nostra seconda sera al Kruger si sono avvicinate alla nostra tenda per prestarci una lampada ad olio affinché potessimo goderci meglio la serata sotto le stelle. Poi, una volta scoperto che avevamo perso la batteria della nostra macchina fotografica, hanno insistito per prestarci la loro Canon, con un obiettivo che credo sia costato quanto il nostro intero viaggio. A nulla sono valsi i nostri rifiuti perché ormai eravamo “i loro amici italiani” e poi non potevamo andarcene senza aver fatto delle foto ricordo del parco… così, anche il Sudafrica ha portato nella mia vita delle persone speciali, dei viaggiatori dalla mente aperta e dal cuore grande e leggero, pronti ad aiutare e ad accogliere due perfetti sconosciuti. Quindi…

Shap shap South Africa, see you in a few months (hopefully)!

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