L’Africa è una preghiera.

Ho passato ore, nell’ultimo mese e mezzo, a pensare a come avrei descritto il modo in cui ho vissute le mie ultime settimene in Africa. A come l’ho lasciata e a quello che ogni giorno mi manca di lei. Ma è stata più dura del previsto. Forse perché l’Africa non è stata solo un viaggio ma un ideale, un’emozione, quasi una preghiera.

Lo sono state i suoi paesaggi, a tratti monotoni e sconfinati e poi, all’improvviso, schizzi di colori ad olio tra terra e cielo. Lo sono state le sue strade, così sabbiose che spesso siamo stati costretti ad accostare velocemente la macchina e lavarci la faccia con l’acqua del bidone perché gli occhi bruciavano di sole e polvere. Lo sono stati i suoi silenzi, nella notte, interrotti dal ruggito dei leoni in lontananza… ma neanche così tanto.

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Parco del Deserto del Namib, Namibia.

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Cima della Duna 45. Parco del Deserto del Namib, Namibia.

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Strada che conduce alla Moremi Game Reserve. Delta dell’Okavango, Botswana.

L’Africa, con i suoi volti timidi e allegri, con i suoi tempi sempre così dilatati ma mai irritanti. Con la sua natura che incarna i nostri, i miei, bisogni insoddisfatti e il mio desiderio di un’altra vita, altre idee, altri sogni, altri ideali. Quell’Africa che sotto le scarpe ti lascia la terra, quella vera, quella della quale sei moralmente obbligato ad avere rispetto e a tratti timore. Quella che ti cambia la percezione delle cose e ti consegna un solo, pesante, imperativo morale: fare qualcosa, nel tuo piccolo, per proteggerla.

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Lungo la strada che conduce a Uis, Namibia.

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Caprivi Strip, Namibia.

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Giraffa nel Chobe National Park, Botswana.

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Antiplope. Moremi Game Reserve, Botswana.

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Ghiandaia marina pettolilla. Chobe National Park, Botswana.

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Zebra. Moremi Game Reserve, Botswana.

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Skeleton Coast, Namibia.

L’Africa è un paese che cammina, ma non si sa con esattezza dove stia andando. Con le sue donne fiere e forti sotto il peso di un secchio d’acqua portato sulla testa, un bambino avvolto da una fascia legata alla schiena e un altro che corre con la divisa rossa della scuola e la cartella con i libri. Con i suoi uomini seduti fuori da un garage adibito a lavaggio auto, o da un barbiere che altro non è che una sedia sgangherata nel mezzo di una capanna di paglia e fango.

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Donne Herero, sulla strada che conduce a Uis. Namibia

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E’ guardare un fiume cercando di intravedere un ippopotamo con il suo cucciolo o passare ore, con il binocolo puntato nel mezzo della savana, sperando di intravedere un leone. E’ il rumore della pioggia, l’ultima notte passata nel deserto del Namib, è il freddo della Skeleton Coast con la sua incredibile colonia di otarie del Capo che sonnecchiano al sole, è scrutare le foreste di mopane, sperare di non trovarti in mezzo ad un branco di elefanti e poi spegnere il motore dell’auto e restare ad osservarli, con un po’ di timore… perché dal vivo sono così grandi da farti un po’ paura ma poi li guardi negli occhi e sai che comunque i cattivi non sono mai stati loro. E’ una canzone di Tracy Chapman sull’i-pod, mentre sei in ufficio, e le lettere del documento che stai scrivendo diventano le mandrie di bufali che hai visto correre mentre sorvolavi il Delta dell’Okavango con un piccolo aereo a eliche.

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Ippopotamo nel fiume Chobe, Botswana.

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Particolare di un elefante. Etosha National Park, Namibia.

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Leone nei pressi di una pozza d’acqua nell’Etosha National Park.

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Leonessa di ritorno dalla caccia, nei pressi di una pozza d’acqua all’Etosha National Park. Namibia.

L’Africa è una sensazione di vuoto, quando torni. E’ disegnare il contorno di un baobab sul libro che stai leggendo, è immaginarti ad osservare gli elefanti che attraversano l’Etosha Pan mentre sei ad una riunione, è la voglia di acquistare una bottiglia di birra Windhoek quando sei alla Coop e di dormire in un sacco a pelo quando stai cambiando le lenzuola del letto.

E’ sentire che ci tornerai, che ha ancora tanto da darti e forse, questa volta, non sarà un gesto a senso unico perché con l’Africa in debito non ci voglio essere. E appena ci rivediamo, spero avremo tempo a sufficienza per discuterne.

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Tramonto sul fiume Chobe, Botswana.

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Tramonto all’Etosha National Park, Namibia.

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