Libano. Ricordi, scatti e parole.

Sono passati sei anni da quando ho lasciato il Libano ma almeno una volta a settimana il mio pensiero torna a Beirut, Byblos, Tripoli e l’incredibile Quadisha Valley. Un paese che ti lacera dentro: la prima volta quando arrivi, e combatti ogni giorno per cercare di capirlo.  La seconda quando lo lasci, perché te ne sei innamorata ma non sai se ci tornerai mai e che cosa ne sarà di lui.Oggi la mia mente è volata in Libano, tra i quartieri di Gemmayze e Achrafieh, con i loro palazzi gialli e grigi, i panni stesi ad asciugare al sole, i colori delle bouganville che coprono i fori dei proiettili sui muri… e i bambini che giocano per strada, le macchine di lusso che sorpassano i taxi scassati, il suono continuo dei clacson e dei muezzin…

Con la mente, sono tornata a mangiare hummus e lebneh a Byblos, ho respirato il profumo del sapone e delle spezie che invade il Suq di Tripoli e ho fatto il bagno nel mare caldo a nord di Beirut. Prima di tornare a casa, ho bevuto un the freddo alla menta nel mio bar preferito, la cui terrazza affaccia sui faraglioni. E prima di salutarlo, sono volata a Becharre, il piccolo paese a maggioranza maronita che sovrasta la Quadisha Valley, la Valle degli Dei.

E così, ho cercato le foto e alcuni degli appunti che ho scritto nel mio quaderno di viaggio. Parte di questi appunti sono diventati un articolo, pubblicato da Peace Reporter e, dopo la necessaria attualizzazione, nel libro “Contro la violenza sulle donne”, Edizioni Pendragon.

Di seguito, una serie di pensieri scritti in una giornata forse un po’ difficile, ma che descrivono abbastanza bene quello che si prova quando si prova a vivere la quotidianità nel caos di Beirut.

Beirut, 28 agosto 2010

“Credo che solo vedendolo con i propri occhi uno possa capire i paradossi che nasconde questa citta’: palazzi distrutti dalle bombe che nascondono appartamenti incredibili, centri commerciali che hanno le pareti segnate dai proiettili ma che al loro interno hanno una serie di gioiellerie e di negozi da far concorrenza alla 5th ave di NYC. E poi, ovunque vi sono donne bellissime che sfoggiano tacchi alti, occhiali di Prada, borse di Gucci e Louis Vuitton e che non sembrano avere alcun problema a mostrare il proprio corpo.
La città e’ spaventosamente sporca e maleodorante, il frastuono dei clacson copre il canto dei muezzin che invece trovo molto piacevole e capace di incantarti…
Ogni costruzione mostra i segni della guerra e l’unica parte di Beirut che viene trattata come un gioiello da sfoggiare assomiglia ai nostri Outlet Village fatti di prefabbricati monocolore… e per entrarci devi passare dei posti di blocco con soldati armati fino ai denti e che ti mettono più agitazione di quanta te ne possa fare una passeggiata nella parte della città che dicono sia “dominata” dai seguaci di Hezbollah. E poi fa caldo.. un caldo infernale che ti impedisce di dormire e di camminare: l’umidità ti si attacca addosso e ti rende una facile preda per mosche e per una strana razza di zanzara che ti punge solo le caviglie e ti fa imprecare ogni due minuti”.
Dove dormire
Lettura consigliata prima di partire
Hinshallah, Oriana Fallaci
Beirut - moschea chiesa

Moschea di Mohammed Al-Amin, Beirut (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

I segni della guerra in un palazzo di Beirut (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Scene di vita quotidiana e propaganda nelle strade di Beirut (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Faraglioni

I faraglioni di Beirut (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Donna passeggia per le strade di Byblos (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Cedri tramonto

Cedri al tramonto, Quadisha Valley (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Cedro scolpito

Cedro scolpito con immagini cristiane (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Quadisha Valley

Panorama della Quadisha Valley (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Quadisha Valley - nuvole

Nuvole sulla Quadisha Valley, prima del tramonto (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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