Un tuffo tra i colori di Provenza e Linguadoca

Quattro giorni, 2.000 chilometri… un viaggio intenso alla scoperta di Provenza e Linguadoca le cui strade che scorrono lente e i cui paesaggi pieni di colori a cui i nostri occhi han perso l’abitudine, hanno reso l’esperienza rilassante e terapeutica in un periodo di forte stress lavorativo.

Consci del fatto che non saremmo stati gli unici ad approfittare del ponte del 2 giugno, e considerato il rischio di trovare le autostrade congestionate dal traffico, abbiamo scelto di partire mercoledì sera, subito dopo il lavoro, e guidare direttamente fino a Nizza.

Contrariamente alle aspettative, sia il traffico che il meteo sono stati dalla nostra parte e per quattro splendide giornate abbiamo girovagato senza meta, scoprendo l’incredibile varietà di paesaggi che caratterizzano questa regione del sud della Francia.

Lasciataci alle spalle la “belle vie” della Costa Azzurra – che avendo visitato entrambi per ben due volte, abbiamo deciso di saltare di sana pianta – ci dirigiamo subito alla volta del Parco Nazionale delle Calanques. La vista di cui si gode lungo la strada conduce a Cassis è così bella che potresti non smettere mai di fotografarla: una serie infinita di tornanti conducono sulla cresta della montagna e ti sembra di poter camminare in bilico tra un crinale e l’altro. Ogni cento metri c’è un’area panoramica a picco sul mare azzurro e pattugliata da gabbiani che ti osservano volando sospesi tra le correnti.

Panorama, Parco Nazionale delle Calanques

Panorama del Parco Nazionale delle Calanques, (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Purtroppo non abbiamo il tempo di fare un trekking nel parco ma consiglio vivamente l’esperienza perché le Calanques sono splendide dall’alto, figuriamoci se vissute in una calda giornata di luglio in cui, come ricompensa dopo una lunga scarpinata, ci aspetta un tuffo in mare! Sul sito ufficiale del parco, e sul portale del turismo della Provenza, trovate alcune dritte utili e gli itinerari migliori.

Dall’altra parte della montagna c’è Cassis, una piccola cittadina famosa per il suo ottimo vino che, pur essendo presa d’assalto dai turisti, conserva un’atmosfera rilassata e romantica: perfetta per un pranzo a base di tapas e un bicchiere di rosé di Cassis.

Porto di Cassis

Porto di Cassis, (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Una quarantina di chilometri appena separano questo piccolo paesino di pescatori dalla caotica Marsiglia. Contrariamente alla credenza diffusa sulla pericolosità di questa grande città portuale, Marsiglia ha beneficiato di un intenso lavoro di riqualificazione il cui prodotto più evidente è l’area più periferica del vecchio porto, in cui spiccano il Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo (MuCEM) e la Villa Méditerranée: imperdibili!

Nonostante l’idea ci stimoli parecchio, non abbiamo voglia di città, caos e rumori… così, dopo un breve aperitivo, ci dirigiamo a Martigues, una cittadina piuttosto anomala, ma tranquilla, perfetta per ripartire la mattina dopo in direzione Camargue. Una menzione d’onore la merita il ristorante libanese in cui abbiamo cenato, e di cui vi dirò nella sezione dedicata alle esperienze culinarie.

Arles, Saintes Maries de la Mer, le saline e la corsa in bicicletta nel Parco Nazionale della Camargue: un tripudio di colori acquerello riversati tra mare, terra e le ali dei fenicotteri rosa che ne popolano le paludi. E quella sensazione di essere sospesi nel tempo in una regione che, nonostante l’afflusso continuo di turisti, ha saputo mantenere un carattere fiero, autentico, riservato ma incredibilmente ospitale come i suoi abitanti sempre pronti a darti un consiglio, ad accoglierti con una battuta e a salutarti con un sorriso… lo stesso che noi abbiamo avuto stampato in faccia per tutto il viaggio.

Piazza di Arles

Piazza centrale, Arles, (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Finestre colorate, Arles

Finestre colorate, Arles (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Balconi fioriti, Arles

Balconi fioriti, Arles (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Arles

Colori di strada, Arles (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Fenicottero rosa, Parco Naturale della Camargue

Fenicottero rosa, Parco Naturale della Camargue (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Fenicotteri rosa

Parco Nazionale della Camargue (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Dalla natura della Camargue, dove si respirano odori e sapori del vicino sud della Spagna e della sua cultura gitana, la macchina del tempo ci porta ad Aigues Mortes, nella regione della Linguadoca-Rossignone. Bella, bellissima e perfettamente conservata con le sue alte mura e le torri che la circondano.

Perdetevi tra le sue strade la sera, dal tramonto in poi, per immaginare come deve essere stato viverci nel Medioevo. Ascoltate il gracchiare continuo di mille rane e il canto di migliaia di grilli che ne animano le notti, e respirate a pieni di polmoni il profumo dei gelsomini che crescono ovunque.

Le mura di Aigues Mortes

Le mura di Aigues Mortes, (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

L’ultimo giorno di viaggio è dedicato alla lavanda. Pur consci che il periodo migliore per ammirarne la fioritura va dall’ultima settimana di giugno alla prima di luglio, decidiamo che valga comunque la pena dirigerci a Valensole. E,  nonostante la pioggia che ci accoglie in serata, avevamo ragione.

Lungo la strada, graziati dal sole che continuerà ad accompagnarci ancora per qualche ora, ci fermiamo all’Isle sur la Sorgue che insieme a Carpentras, Pernes les Fontaines, Saumane de Vaucluse, Fontaine de Vaucluse e Venasque, è conosciuto per l’essere adagiato sull’acqua dei canali che lo attraversano. Una pausa di un paio d’ore è sufficiente per curiosare tra le bancarelle del mercato del sabato, bere un succo di frutta fresco, esplorarne le mostre di oggetti di design ricavati da materiali di scarto e riciclo, e ridere dei bambini che si tuffano nelle acque del limpido canale. Si riparte alla volta dell’Abbazia di Senanque e del paese arroccato di Gordes: un vero incanto.

Isle sur la Sorgue

Isle sur la Sorgue (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Abbazia di Senanque

Abbazia di Senanque (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Campo fiorito, Abbazia di Senanque

Campo fiorito nei pressi di Gordes (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Gordes

Gordes (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Panorama dall'alto di Gordes

Panorama da Gordes (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

In serata arriviamo a Valensole, un piccolo paesino le cui strade ti disorientano come un labirinto. Il proprietario del B&B che abbiamo prenotato ci illustra la possibilità di mangiare a casa la cena che ha preparato sua moglie ma noi, stoici, decidiamo che valga la pena avventurarsi in paese. Arriviamo in centro, sotto una pioggia fastidiosa e un freddo pungente. E’ tutto chiuso. Chiediamo informazioni ad uno dei pochi signori che incrociamo per strada e che ci consiglia di provare la nuova pizzeria aperta in città. Inizia così quella breve parte di viaggio che ci rispecchia di più e che conserverò tra i ricordi divertenti.

Piazza centrale di Valensole

Piazza centrale, Valensole (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

 

La pizzeria “nuova di pacca” altro non è che una minuscola cantina sotto il livello della strada. Cameriera e cuoco condividono lo stesso spazio angusto e con entrambi si interagisce solo attraverso una finestra. Ordiniamo la pizza e passiamo il quarto d’ora successivo a parlare allegramente con un signore sulla cinquantina ci cui genitori, di Crotone, sono emigrati in Francia quando lui aveva circa otto anni. Parla un italiano stentato ma a me fa comodo praticare il francese così non facciamo per nulla fatica a capirci. E’ divertente scoprire del suo passato a Lyone e del suo presente nel Plateau di Valensole, dove ha messo su famiglia e dove il sabato sera può ordinare una pizza da asporto cotta sul forno a legna, abusivo, di una cantina che non rispecchia nemmeno le norme igieniche di base.

Prendiamo la nostra pizza e, non volendola far raffreddare, chiediamo al signore che ci ha indicato la pizzeria se possiamo sederci sulla panchina antistante la finestra della sua cucina. Non è sua ma è ben contento di urlare al suo “ton ton” che una giovane coppia avrebbe usato la panchina per cenare. Così ci sediamo e ci gustiamo un’orrida pizza mentre osserviamo la serata in famiglia dei nostri ospiti, seduti sul divano della loro cucina. Serata splendida, costruita su un’intuizione e tanta voglia di chiaccherare con gli estranei come fossero nostri amici.

Morale della favola: andate a Valensole, possibilmente quando la lavanda è in fiore, e godete del suo essere ancora un po’ fuori dal mondo.

Campo di lavanda, Plateau de Valensole

Campo di lavanda, Plateau de Valensole (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Campo di papaveri e fiordalisi, Alpi dell'Alta Provenza

Campo di papaveri e fiordalisi, Alpi dell’Alta Provenza (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Itinerario

  • mercoledì sera: Bologna – Nizza;
  • giovedì: Nizza – Parco Nazionale delle Calanques, Cassis, Marsiglia, Martigues;
  • venerdì: Martigues – Arles, Parco Naturale della Camargue (saline di Giraud, spiaggia di Beaudoc e giro in bicicletta da Saintes Maries de la Mer lungo il percorso di Digue à la Mer), Aigues Mortes;
  • sabato: Aigues Mortes – Abbazia di Senanque, Gordes, Valensole;
  • domenica: Valensole – Bologna (passando per Bardonecchia così da evitare i 35 Km di coda che si sono formati in Liguria per il rientro dal ponte).

Da non perdere

  • Il Parco Nazionale delle Calanques;
  • un pranzo a Cassis;
  • il giro in bicicletta nel Parco Naturale della Camargue;
  • una passeggiata ad Arles;
  • Aigues Mortes, possibilmente all’imbrunire;
  • il Plateau di Valensole con la lavanda in fiore.

Esperienze culinarie

  • il ristorante libanese Guénat’s, a Martigues: cibo delizioso ed assolutamente autentico anche per chi, come me, ha vissuto in Libano per qualche mese. E poi il cameriere è di una gentilezza assolutamente ineguagliabile, tanto da averci regalato, a fine cena, una fetta di dolce con la candelina accesa per il nostro anniversario;
  • la tarte tatin, un dolce fatto di pasta sfoglia e mele caramellate che viene servito con panna montata e caramello: superbo;
  • la socca di Chez Pipo, a Nizza, gustata in un viaggio precedente;
  • il Bistrot Paiou ad Aigues Mortes, centralissimo e apparentemente sconosciuto ai turisti visto che, a parte noi, vi erano solo abitanti del luogo.

Dove dormire

  • Aigues Mortes: il B&B La Terre Brulée;
  • Valensole: La terrasse de Valensole.
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