Viaggio nella Sicilia sud-orientale (Siracusa)

«L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita». (J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”, 1817)

Raccontare la Sicilia non è facile. Forse perché l’hanno fatto in molti, o forse perché è una molteplicità di cose l’una diversa dall’altra. E’ l’accoglienza mai invadente della sua gente, la battuta sempre pronta ma garbata, la fierezza negli occhi dei bambini che giocano nelle piazze accanto a vecchi che, seduti l’uno accanto all’altra difronte alla porta di casa, hanno sempre e comunque qualcosa da raccontarsi. E’ sapori inconfondibili: delicati come il pesce fresco, intensi come la ricotta di un cannolo appena farcito (che non deve mai avere la cioccolata al suo interno), che sanno di ricordi come il pane appena sfornato… con quel profumo che inonda le strade in piena notte.

La Sicilia è la durezza delle sue scogliere che, d’un tratto, si interrompono per lasciare spazio a spiagge bianche, mare cristallino e sfumature che in molti continuano a cercare dall’altro capo del mondo.

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Riserva naturale del Plemmirio, Siracusa (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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Il mare della Sicilia (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

E’ profumo di salsedine, strade che iniziano in riva al mare e terminano ai piedi di un teatro greco. E’ poter sciare sul crinale di un vulcano e sedersi a guardare il mare, lontano. La Sicilia è paesaggi aridi dai colori che vanno dal bronzo al rame, fino all’esplosione delle tinte dei suoi fiori. E’ case di pietra recintate da muri a secco, fichi d’india che crescono tra i muri, è una pausa dal resto del mondo che inizia nel momento stesso in cui sbarchi dal traghetto, a Messina, o si aprono le porte dell’aeroporto di Catania Fontanarossa. E l’aria cambia, si fa più viva.

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Riserva di Vendicari (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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Tappeto di fiori (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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(Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

La Sicilia è quel luogo che, se porti un siciliano dall’altra parte del mondo, ti dirà sempre e comunque “sì, bello, ma la Sicilia è meglio”. E’ storia, è violenza, è passione, è resilienza e ostinazione. Ma è anche una terra violentata e sfruttata, malinconica, amata e poi gettata via. E’ schizofrenica, divisa com’è tra i suoi “non ci possiamo fare nulla” e i “noi non ci arrendiamo”, tra chi crede alle promesse di rinascita mai mantenute e la voglia di chi ha sentito troppe bugie. E’ un tripudio di carattere, dove alla lotta per la legalità si mescolano tante piccole forme di illegalità che talvolta fanno sorridere, talvolta sono quasi una tradizione, e talvolta ti lasciano l’amaro in bocca.

La Sicilia è la terra che ho percorso in lungo e in largo, prima con la mia famiglia, e poi con il mio compagno e attuale marito. Che è uno di quei siciliani il cui umore cambia nel momento stesso in cui tocca il suolo patrio, quando il sorriso e i tempi in cui è scandita una giornata, si dilatano a dismisura.

Ecco. Questa è la mia Sicilia. E vorrei farvela scoprire con un itinerario che ha per base Siracusa, città natia di mio marito e di tanti cari amici, che me l’hanno fatta vivere.

Siracusa

Una città unica. Lo so, si dice di molti luoghi che ci rimangono nel cuore. Ma quanti luoghi al mondo hanno un centro storico concentrato in un isolotto (Ortigia), le cui labirintiche viuzze strette sembrano nate per far scenario ad un racconto?

Ortigia è un concentrato di Sicilia: basta passare uno dei ponti che la collegano alla terra ferma, anch’essa isola, per vivere sulla propria pelle una magia ed essere trasportati nel passato. Tutto inizia con il Tempio di Apollo, alle cui spalle sorge la piccola ed elegante Chiesa di San Paolo Apostolo con il suo giovane prete ambientalista e impegnato nella lotta contro l’abusivismo edilizio e la mafia, che recita messa citando Goethe, Russel e i mille libri che studia.

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Tempio di Apollo e chiesa di San Paolo Apostolo (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Prosegue con il chiassoso mercato del pesce dove gustare crudi e panini imbottiti a prezzi ridicoli. E nel prezzo sono compresi complimenti e urla da parte dei venditori. A questo punto, Ortigia ti impone una scelta: perderti tra viuzze strette strette, tra case diroccate, palazzi signorili e sguardi indagatori, per ritrovarti in piccole piazzette in cui sorgono localini caratteristici e alberelli di cui è d’obbligo ammirare la capacità di resistenza negli anni, oppure risalire Corso Matteotti fino a Piazza Archimede, percorrere Via dell’Amalfitana e Via Landolina per immergerti poi nell’eleganza di Piazza Duomo, con la sua pavimentazione che ti fa venire voglia di camminarci a piedi nudi (esperienza da provare). Da qui, dopo un caffè al Bar Minerva e un’enorme fetta di torta Don Camillo, si può proseguire fino a Piazzetta San Rocco, che nulla sembra centrare, non foss’altro per i colori, con il barocco del Duomo.

Ancora pochi passi e compare la passeggiata Largo Aretusa, con la fonte, gli alberi dalle lunghi liane, il lungo mare e i locali in cui fermarsi ad osservare la gente. E poi via, verso Castello Maniace con la sua storia di giorno e la musica e i cocktail di sera.

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Lungomare di Ortigia, panorama da Largo Aretusa (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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Albero secolare di Largo Aretusa (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Da non perdere:

  • le rappresentazioni classiche (se andate tra maggio e giugno);
  • la granita con la brioche da Bianca;
  • una serata ad ascoltare musica live in Piazzetta San Rocco o al Vecchio Pub;
  • una fetta di Don Camillo (al Bar Minerva o direttamente alla Pasticceria Brancato);
  • una serata a Floridia a mangiare il pizzolo alla Pizzeria Valentino (nessun turista attorno);
  • il museo Paolo Orsi;
  • l’area archeologica;
  • un tuffo all’Arenella (Lido Nereidi).

Dove dormire

Mi concedo il privilegio di consigliarvi tre sistemazioni, non solo perché le ho provate in prima persona ma perché si sono rivelate una scelta quantomai azzeccata sia per me che per gli ospiti del mio matrimonio. Inoltre, da viaggiatrice, so bene cosa significa cercare un alloggio e doversi barcamenare tra le mille offerte.

  • Casa Antioco, un B&B la cui proprietaria è di una dolcezza e di una simpatia familiare e contagiosa. Si ricorda persino di mandare gli auguri di Natale ai suoi ospiti e ha sempre una parola gentile per tutti. La torta di mele della sua mamma è una leccornia.
  • Lilia’s house, è un mini-appartamento dotato di tutti i comfort. Il proprietario è disponibile e gentile. Anch’egli un viaggiatore. Mi rimarrà nel cuore anche solo per averci fatto un regalo di nozze, pur non conoscendoci;
  • Kyanos Residence, è anch’esso a gestione familiare e i titolari sono l’esempio dell’accoglienza siciliana. La struttura è nuova e ben tenuta. Si trova fuori da Ortigia ma raggiungerla a piedi, è una passeggiata piacevole;
  • B&B Aretè, si trova in una posizione davvero fantastica. E’ elegante, pulito e dalla terrazza si gode una bellissima vista di Ortigia, raggiungibile a piedi in cinque minuti, oppure, con il nuovo servizio di trasporto di navetta via barca. Tra l’altro, sembra che a breve aprano nel piccolo porticciolo antistante, un solarium in cui mangiare ottimo pesce fresco a prezzi davvero imbattibili. Conosco il proprietario ed è una garanzia. Vi terrò aggiornati!

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One thought on “Viaggio nella Sicilia sud-orientale (Siracusa)

  1. Cara Valeria complimenti e grazie per avermi fatto scoprire il tuo blog.
    Ovviamente il primo che ho letto è quello di Siracusa e l’ho letto tutto d’un fiato.
    Mi piace quello che hai scritto e mi piacciono le foto rappresentative del tutto.
    Poi ho letto su Cuba e poichè ho messo il tuo blog tra i preferiti del mio browser li leggerò tutti.
    Un abbraccio affettuoso a te e tuo marito e spero torniate in Sicilia.
    ciao Marco

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