Ti porto con me, Western Australia

“Siamo solo di passaggio. Il nostro scopo qui è osservare, imparare, crescere, amare … poi facciamo ritorno a casa”,
Proverbio Aborigeno. Sono passati dieci giorni dal rientro a casa. Speravo di poter scrivere dell’ultima tratta del nostro viaggio mentre eravamo ancora immersi nell’avventura, ma per una volta ho preferito tenere tutto per me.

Poi, il ritorno a casa mi ha sbattuto in faccia il ricordo di cosa significa vivere il quotidiano e i giorni sono passati tra un impegno e l’altro, due discussioni e cento scadenze, una cena e dieci rinunce, e l’assiduità nel fare quel che in realtà uno sente di non voler fare.

Sembrano lontani i giorni in cui le ore scorrevano lente come le strade del Western Australia. Il nostro viaggio lungo la Great Ocean Road si è concluso ad Adelaide, una graziosa città in cui abbiamo finalmente trovato un clima mite e soleggiato e in cui la vita dei suoi abitanti sembra scorrere piacevolmente e senza troppi stress. E’ lì che abbiamo iniziato a festeggiare con un brindisi il mio trentaduesimo compleanno, precisamente all’East End Cellar, una vineria elegante e molto alla moda al numero 31 di Vardon Avenue.

La mattina seguente abbiamo consegnato la macchina e, dopo un volo di circa tre ore, siamo arrivati a Perth dove, all’aeroporto, ci aspettava Aldo: calzoncini, infradito e occhiali da sole. Il viaggio inizia a prendere una svolta piacevole e a lungo agognata. Finalmente è davvero estate.
Vorrei avere il tempo e il modo di raccontare nei minimi particolari tutto ciò che abbiamo visto e fatto nei successivi tredici giorni ma non credo riuscirei comunque a rendere l’idea di quanto il Western Australia sia incredibilmente affascinante, sconfinato e coinvolgente.

A cominciare da Perth, che la guida definisce “una città adagiata sotto un cielo quasi sempre azzurro” e che sembra non avere niente di speciale ma ti lascia una sensazione di calore e affetto dentro. Sarà per le persone che sembrano non avere mai fretta e mai una preoccupazione. Sarà per i ragazzi in giacca e cravatta e le ragazze in tailleur e tacchi alti che siedono a lungo, durante la pausa pranzo, a conversare con i colleghi, e non sembrano mai preoccupati che il loro capo possa lamentarsi se è tardi o se la riunione sta per iniziare. Sarà anche per tutti gli altri, un po’ rozzi e volgari nel loro modo di atteggiarsi da bulli da periferia ma che sono sempre pronti a sfoderare un sorriso tra le guance paffute e una parola gentile nel darti un’indicazione. Ma, soprattutto, sarà anche per Aldo che ha organizzato una cena di compleanno da cinque stelle Michelin con aragosta al forno, spaghetti al nero di seppia e panna cotta (con tanto di candeline rosa). E la cosa più bella è che tutto ciò che ha cucinato è frutto del suo lavoro. No, non solo in cucina. Ma in acqua. Perché Aldo, Siracusano d’hoc trapiantato in Western Australia per il dottorato in biologia marina, è un appassionato di pesca subacquea in apnea e al ritmo di sei o sette aragoste per volta, cernie e quant’altro, potrebbe metter su un ristorante e dar da mangiare almeno a tutta Fremantle.

Quest’ultima, detta amichevolmente Freo, è un prolungamento di Perth ed è un quartiere che sembra essersi fermato all’epoca del vecchio West. Edifici bassi retti da colonnati ingialliti. Terrazze piene di tavolini da cui escono continuamente giovani e famiglie. Locali italiani in ogni angolo e birrerie artigianali degne di nota (una su tutte la Fremantle Little Creature). Insomma, un vero paradiso per chi, come noi, arrivava da settimane in cui le cucine chiudevano alle 18:00 e dalle 20:00 in poi ogni cittadina sembrava abbandonata.

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Canguro, periferia di Perth (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Dopo due allegri giorni passati “in famiglia”, affittiamo la macchina e iniziamo il nostro nuovo on the road. Maciniamo subito circa 750 Km in direzione Shark Bay e passiamo in macchina, in mezzo al nulla, quella che resterà per sempre impressa nella mia mente come una delle nottate più emozionanti della mia vita. Parcheggiamo sul ciglio di una strada che prosegue dritta da circa 400 Km. In mezzo a noi, nel buio più totale, solo un mare di stelle e sconfinati Km di bush australiano. Nessun rumore, ad eccezione delle lancette dell’orologio. Scendo per fare due passi e rido pensando a un film d’orrore australiano ambientato in un paesaggio simile (The Wolf Creek). Torno in macchina a passo svelto e mi addormento.

L’indomani ci svegliamo in un caldo soffocante. Il termostato della macchina segna 39°C. Abbiamo rischiato di finire carbonizzati. Partiamo alla volta di Denham. Dopo qualche Km svoltiamo verso Shell Beach e scopriamo un angolo di paradiso: almeno dieci Km di spiaggia, fatta di minuscole conchiglie bianche. Siamo completamente da soli e il silenzio è tale da farci girare ogni qual volta due o tre cormorani ci passano sopra, con il loro sbatter d’ali che ricorda il suono di un aliante. Ci infiliamo il costume e ci buttiamo in acqua. Mancano pochi giorni al ritorno. “Lasciateci qui”, pensiamo entrambi.

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Shell Beach, Western Australia (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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Cormorani volano sopra Shell Beach (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Nei quattro giorni successivi alloggiamo all’On the Deck@Shark Bay, un favoloso B&B nato dagli sforzi di Phil e Kerry, una coppia fantastica e affettuosa che ha fatto di tutto per farci vivere al meglio gli ultimi giorni del nostro viaggio di nozze. La nostra camera dà su una terrazza di legno con un tavolo e una Jacuzzi con vista sul deserto di cespugli. Alcuni di loro si muovono… e iniziano a correre… “Sì, qui è pieno di Emù”, ci dice Phil sorridendo, mentre finisce la sua birra in lattina.

Di quelle ore conservo il ricordo del caldo soffocante, del tramonto sulla spiaggia, del felice isolamento di Denham: 650 abitanti contenti di vivere in mezzo al nulla. E che dire del giro in kayak a Monkey Mia? Cinque ore passate a remare tra delfini a caccia di seppie il cui nero schizzava all’improvviso fuori dall’acqua, tra squaletti che pattugliavano la riva come piccoli soldati, razze, pellicani e tartarughe di mare. Ricordo lo stupore che si prova nel sedersi in una lingua di sabbia in mezzo al mare, circondata dagli squaletti, e vedersi sommergere dalla marea azzurra nel giro di dieci minuti. Ricordo le risate fatte nel guardare il marito affondare i piedi nella sabbia e tirar fuori contento vongole e fasolari per la cena. E il colore rosso della terra fondersi con il bianco della sabbia e il riflesso azzurro del cielo… non avevo mai visto prima un arcobaleno steso tra le onde.

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Un delfino nuota a Monkey Mia (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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La marea sale inghiottendosi gli isolotti di sabbia al largo di Monkey Mia (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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Eagle Point, Denham (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Salutare Shark Bay è stato difficile. Ma mi ha resa felice perché ho trovato anche qui, in Australia, un luogo dove lasciare un pezzo di cuore e sostituirlo con un ricordo felice. Felice come lo sono stata l’ultima sera, quando Phil ha cucinato per noi e ci ha raccontato di come nella vita, per trentanni, ha fatto l’informatico a Sydney. Poi si è reso conto che non era più capace di parlare con le persone. E’ impazzito di stress e dopo un infarto e un’operazione a cuore aperto di cui conserva l’enorme cicatrice, ha scelto di trasferirsi dove l’ansia non esiste. Ha conosciuto Kerry e hanno costruito quella che ora è casa loro e dei loro ospiti. Ed è bello l’affetto con cui ti trattano e la curiosità con cui ti sommergono di domande sul mondo. A loro non interessa molto viaggiare. Lo fanno attraverso i racconti dei loro ospiti e questo gli basta. Ridono quando gli dico che vengo da una piccola città di 55.000 abitanti. Per loro è una metropoli. Quando penso a loro, mi piace ricordarli mentre si abbracciano e ci salutano dal porticato aspettando fino a che l’ultima curva inghiottisce la nostra macchina. Un po’ come si fa con due nipoti che chissà quando rivedrai.

Durante le otto ore passate in macchina in direzione Perth, dove ci aspettano Aldo e Anna, non faccio che pensare all’ultimo mese. A quanto abbiamo visto, a quanto avremmo potuto vedere e a cosa potremmo esserci persi. Sicuramente avremmo dovuto ascoltare Aldo e viaggiare di più attraverso il Western Australia, una terra magnifica e autentica che rispecchia l’immagine che ho di quel continente così lontano. Penso a come sarà difficile salutare i nostri amici, non passare più ore a fare colazione e chiaccherare come se esistesse solo quel momento. Penso a come faremo a prendere l’aereo, tornare in Italia, sentir suonare la sveglia, alzarci di corsa, andare in ufficio e sederci su quella sedia. Su questa sedia. Pausa finita… devo ricominciare a lavorare.

Hotel: On the Dech @Shark Bay.

Da non perdere a Perth: una colazione o un pranzo da Uncle Joe’s.

Unlce Joe's Barber

L’ingresso di Uncle Joe’s, Perth (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

> Per organizzare al meglio il vostro viaggio in Australia, leggete questo post.

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