La Great Ocean Road

Per goderci al massimo questo tratto mozzafiato del continente australiano, abbiamo ovviamente optato per suddividere il tragitto in una serie di tappe improvvisate.

Tappe:

1º giorno: Torquay, dove inizia la Surf Coast e ci concediamo un paio di acquisti da Billabong e Rip Curl / Bell’s Beach (la spiaggia in cui ha luogo la resa dei conti tra Keanu Reevs e Patrick Swayze in Point Break), Addis Point, Anglesea, Lorne, Wye River, Kennet Rivet (la cui popolazione di Koala è irrisoria rispetto a quella del Cape Otway National Park) / Apollo Bay, con sosta notturna.

surf-coast

Surf Coast (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

2º giorno: Maits Reinforest Boardwalk / Beech Road / Port Campbell National Park con soste principali ai Gibson Steps (che erano chiusi per pericolo di crolli ma siamo sgattaiolati oltre il cancello e… e la spiaggia deserta era uno spettacolo) e ai Dodici Apostoli / Port Campbell, con sosta notturna.

3º giorno: Port Campbell National Park / Warnambool / Port Fairy / Cape Bridgewater / Portland / il poco conosciuto Cobboboonee National Park / Nelson, il cui minuscolo porticciolo vale la deviazione (ma il cui unico pub chiude alle 20:00 costringendoci a cenare con un pomodoro e una scatoletta di tonno, in due, sul ciglio della strada davanti al Quarantine Bin, ossia il cestino in cui è obbligatorio gettare frutta e verdura prima di varcare il confine del Great South/ Naracoorte, con sosta notturna al Naracoorte Motel (non c’era nessun altro hotel con camere disponibili!!!) la cui moquette non viene pulita da almeno una decina d’anni e il cui odore è peggio del più potente stallatico. Da evitare con tutte le forze di cui si possiede. Meglio una notte in macchina.

Viaggio:

Ci lasciamo alle spalle l’impareggiabile accoglienza di Anna, con la sua casetta in un quartiere attento alla sostenibilità dove ogni mattina puoi andare a prenderti l’ovetto ancora caldo nel pollaio e dove nel weekend si organizza un mercatino in cui ognuno offre ciò che produce nel proprio giardino e lo scambia con i prodotti del vicino.Il programma prevede di percorrere gli 800km che ci separano da Adelaide, in quattro giorni, fermandoci lungo la Great Ocean Road. Nel lasciare Melbourne, con il freddo e la sua pioggia, ci auguriamo che lungo il tragitto il tempo sia clemente. Mai speranza fu più vana: in media ci sono 16ºC costanti, vento e pioggerellina battente alla Forrest Gump in Vietnam (ah, il Vietnam… come mi manca!). Alla faccia dell’estate australiana.

La Great Ocean Road si rivela, ad ora, il tragitto sicuramente più ricco ed entusiasmante del viaggio. Finalmente riusciamo a provare sprazzi di vero entusiasmo ed eccitazione e, nonostante il vento freddo e continuo, cerchiamo di goderci la strada. Nonostante siano lo scorcio forse più fotografato e conosciuto d’Australia, i Dodici Apostoli e i successivi faraglioni che emergono dall’Oceano sono uno spettacolo incredibile… che sei costretto a condividere con orde di cinesi impazziti e deliranti, pronti a scattarsi foto nelle pose più ridicole. Battute a parte, l’immagine delle enormi onde azzurre che si infrangono nella costa, mi rimarrà dentro a lungo e, sicuramente, rientra in quella che, alla fine del nostro percorso, sarà la mia lista dei “valgono il viaggio”. Molto bello anche il Cape Otway National Park, dove ho avuto un incontro ravvicinato con un koala dal magnifico culetto paffuto e peloso che, forse scambiandomi per un albero, mi è trotterellato incontro. Stavo quasi per toccarlo quando… una macchina proveniente dal senso opposto ha ben pensato di fermare accanto a noi con il motore acceso. Idillio finito e koala, seccato, scomparso tra gli alberi di gomma e di eucalipto.

koala

Koala a Cape Otway (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Da vedere Cape Otway, con il suo faro bianco e il ricordo dei duecento vascelli che in cento anni sono naufragati ai suoi piedi.Per chi si avventurasse lungo la Great Ocean Road, attenzione ad Apollo Bay, dove sembra esserci un costante tutto esaurito e dove i locali, al solito, chiudono alle 21:00. Da non perdere, invece, la Port Campbell Guesthouse dove non solo ti senti a casa e hai la possibilità di conoscere viaggiatori interessanti, ma dove l’eccentrico e “vissuto” proprietario di casa, ti fa trovare la colazione pronta la mattina.  Una sorpresa quanto mai gradita visto che l’Australia è l’unico paese che io abbia mai visitato dove non hai mai la colazione inclusa.Il terzo giorno di viaggio è un susseguirsi di fattorie, pascoli per mucche pezzate, camion del latte e paesini che ricordano i sobborghi di Detroit. Poi, finalmente, quando ricomincio a pensare che tutto sommato non riesco a creare un feeling con questa terra, il marito devia verso Cape Bridgewater, a circa 21 Km da Nelson. Ed è un vero spettacolo di rocce gialle, alberi pietrificati, onde enormi, silenzi interrotti dal frastuono dell’oceano e una lunghissima spiaggia bianca sui cui si infrangono onde continue, basse, ma lunghe chilometri. Non riusciamo a capire dove finisce il cielo e inizia la sabbia.

Share this!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento