Byron Bay. Forse bastano un furgoncino Wolkswagen e un’onda perfetta.

Dopo Km di insignificante Gold Coast, molto simile a come mi immagino Miami, arriviamo a Byron Bay. A prima vista, come suggerisce la Lonely Planet, ci chiediamo che cosa renda questo paesino così speciale.

Ma appena arrivati in spiaggia ce ne rendiamo conto e, con il senno di poi, avremmo voluto concederci qualche giorno in più per goderci l’atmosfera del paese e del magnifico Arts Factory Lodge: un ostello in cui il tempo è fermo alle giornate di Woodstock e i cui ospiti, tutti coloratissimi, hanno in corpo più erba dei pascoli di Heidi e ti deliziano fino alle 2 di notte con canzoni di Janis Joplin e assoli di Jimi Hendrix. Parcheggiamo la macchina accanto ad una vecchia Hyundai sul cui tetto è impegnato, in un assolo di chitarra, elettrica un ragazzo che avrà vent’anni. Ai suoi piedi, accanto all’amplificatore, un’amica che balla a piedi nudi e cervello leggero.

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Il ragazzo con la chitarra, Byron Bay (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Prendiamo un cartone di Fish and Chips e ci sediamo in spiaggia, sulla sabbia umida, in attesa che la pioggia, puntualmente, ci sorprenda. Tra le onde grige, file di surfisti in attesa dell’onda giusta da cavalcare. E per ogni tavola che galleggia in mare, ve ne sono almeno altre tre in arrivo. Appese al telaio della bici, in bella mostra sul tetto della macchina, dinanzi alla porta di una “casetta mobile” montata su di un carrellino trainato da un van. E al volante, così come per strada, schiere di figli dei fiori e cascate di rasta, lunghi fino al sedere, sfoggiati da ragazzi fra i 20 e i 50 anni.

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Surfisti a Byron Bay (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

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Cape Byron (Copyright © 2016, Il Morale sui Tacchi)

Ti appoggi ad un muro in cui qualcuno ha scritto “peace is cheaper” (la pace costa meno) e senza rendertene conto, inizi a fantasticare sui tatuaggi e i piercing che vorresti farti. E ti chiedi se abbia senso svegliarti tutte le mattine per andare in ufficio, tornare a casa, incassare lo stipendio mensile, sposarti, iniziare a sentirti chiedere a raffica quando pensi di sfornare il pargolo, risparmiare per la casa, moltiplicarti come un Gremlins intinto nell’acqua, pensare all’asilo, alla scuola, a dove fare aperitivo il sabato sera e dove spendere un cinquantino per una lauta cena con una tavolata di coetanei che parla di lavoro, figli, sconti, dottori, risicati giorni di ferie e liti familiari. Ma chi te lo fa fare se, in fondo, puoi salire su un colorato furgoncino Wolkswagen e preoccuparti solo di quale spiaggia garantisce l’onda perfetta e in quale bar farti servire degli unti e croccanti Fish and Chips.

Passi il resto della giornata a farti domande universali, a ragionare sui massimi sistemi mentre dall’alto del faro di Cape Byron ti si presentano davanti agli occhi 7 interminabili km di spiaggia bianca e incontaminata: ha più senso la vita del fricchettone senza meta o del trentenne incravattato che risparmia e riempie il suo conto in banca? La vita vera, quella reale, è di chi si fa lobotomizzare dagli obiettivi aziendali e dai costrutti sociali o di chi pensa che il viaggio inizia quando il pelo superfluo non ha più importanza, quando la maglia di ieri la puoi mettere anche oggi, quando non sai dove dormirai stanotte ma sai che domani sarà comunque un’altra onda?

Hotel: Ostello Arts Factory Lodge. Un’esperienza splendida. Lo sarebbe stata ancora di più se avessimo avuto 17 anni ma lo consiglio di cuore ha chi ha spirito d’avventura e vuole vivere Byron Bay come se fossimo ancora negli anni ’70.

> In questo post, tutte le dritte necessarie ad organizzare il vostro viaggio in Australia.

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