Se il corallo muore: escursione sulla Grande Barriera Corallina

Negli ultimi 27 anni, la Grande Barriera Corallina ha perso la metà del suo corallo. E la colpa è dell’uomo, dei cambiamenti climatici che risultano – per la maggior parte – dalle sue azioni, e delle stelle marine corona di spine (Acanthaster planci).

Un rapporto pubblicato nel 2012 dalla Cook University, spiega come la Grande Barriera Corallina australiana dal 1985 ad oggi, ha visto più che dimezzare il suo oro rosso. Oltre la metà dei banchi di corallo sono spariti. Dati come questi, per chi come me studia i cambiamenti climatici o, comunque, si occupa di ambiente, sono all’ordine del giorno. Eppure, vederteli sbattuti in faccia mentre accanto a te la gente sguazza nell’acqua e lancia gridolini continui di eccitazione e meraviglia, è tutta un’altra storia.

Da sempre mi sento descrivere la barriera corallina come un qualcosa di magnifico, un’esperienza memorabile e indimenticabile. In parte lo e’, e devo ammettere che rappresenta una bella spunta nel mio elenco di cose da fare nella vita. Ma dall’altra, non riesco a levarmi dalla testa la sensazione di tristezza immensa che ho provato per tutta l’escursione.

Nel prenotarla, ho valutato attentamente quale compagnia era particolarmente indicata anche per la sua attenzione alla sostenibilità e all’ecosistema ma non e’ stato sufficiente. Una volta immersa, sono stata circondata da pesci di tutti i colori… proprio come li vediamo nei documentari del National Geographic: pesci pappagallo, pesci chirurgo, pesci angelo… persino uno squalo di barriera! Ma i coralli… semplicemente sono tutti morti. E così, quando l’eccitazione passa, ti ritrovi ad osservare campi di coralli bianchi, grigi o giallognoli tra i quali si nascondono bellissimi pesci inseguiti da scalmanati con la muta anti-medusa. Tutti, ovviamente, muniti di Go Pro, cellulari in buste ermetiche, Canon che nemmeno Helmut Newton…

E’ stato come invadere la loro privacy, renderli fenomeni da baraccone, animali da circo nel loro stesso ambiente. Purtroppo, pero’, la parte dei pagliacci l’abbiamo giocata noi e quel gruppo di decelebrati che, per una foto profilo, si sono messi in posa in piedi su un banco di coralli. Causandone, ovviamente, la morte immediata. Detto questo, se visitare la barriera e scorgere alcune delle ultime puntine blu elettrico in fondo al mare, può servire, anche solo in minima parte, a far capire che capolavoro abbiamo distrutto, allora ben vengano le escursioni. Altrimenti, lasciamo che i pesci si godano quel che rimane della loro casa.

Ps: senza un taglio delle emissioni, la barriera corallina scomparirà per sempre in 30 anni. Il 5% dei coralli e’ già’ destinato a morire entro la fine del 2015. L’UNESCO, sta valutando la possibilita’ di inserirla tra i patrimoni dell’umanita’ ad alto rischio nel 2016.

Consigli per i viaggiatori: la compagnia Sea Star Cruise ha un rapporto qualita’ prezzo davvero interessante. L’escursione in giornata dura dalle 8:00 alle 17:00. Si visitano Michaelmas Cay e Hastings Reef. Il personale a bordo e’ giovane e molto cordiale. Vengono serviti tutti i pasti, colazione compresa, e il cibo e’ davvero buono. O perlomeno superiore a qualsiasi aspettativa.

Pernottamento: Airbnb

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