La lunga strada verso Nord (Hue – Hanoi – Sapa)

Sul treno per Sapa, 21 agosto 2014

Quattordici ore. È quanto è durato il viaggio nel terrificante (no)sleeping bus che, per la modica cifra di 350.000 VDN a testa (pari a circa 12 euro), ci ha portati da Hue ad Hanoi. All’inizio ci è sembrata un’idea grandiosa: con i 100 dollari che avremmo speso per il volo, avremmo potuto fare un’escursione o aggiungere una tappa al nostro viaggio… E poi, “vuoi mettere attraversare quasi mezzo paese in corriera???”.
Dopo circa tre ore, l’entusiasmo si trasforma in preoccupazione per chi sarebbe salito di notte e si sarebbe posizionato sul sedile-letto a fianco al nostro. Verso le 22:00, la preoccupazione lascia il posto all’ansia su come andare in bagno, visto che la toilette – ovviamente disposta a un metro da noi – ha lo scarico rotto e ad ogni sciacquone, l’acqua ti annaffia i piedi.

Dopo la prima sosta in un lercio locale di passaggio, la rassegnazione ha la meglio. La prima ed ultima pipì della notte la facciamo in un bagno invaso da scarafaggi, ragnatele, acqua di scarico che copre la suola delle scarpe e dei poco gradevoli fumi che escono dai buchi disseminati nel pavimento. Mi consolo dicendomi che un giorno avrò un sacco di cose da raccontare…

La strada per la capitale è un susseguirsi di buche e tratti sterrati. Tra uno stato di semi incoscienza ed uno di ansiosa veglia, mi rendo conto che ci deve essere anche molto traffico. Variabile che non sembra interessare al nostro autista visto che, alla maniera dei vietnamiti, non fa che superare in curva ogni camion che ci blocca la strada. Tanto lui è dotato del “super potere del clacson”: ogni volta che fai manovra o vuoi superare qualcuno rischiando un frontale, è sufficiente suonarlo perché tutto vada per il meglio.
Indosso la mascherina sperando di essere dotata del super potere del “mandamela buona” e chiudo gli occhi.
A strapparmi anche l’ultima speranza di dormire per qualche minuto, sono le continue frenate e la musica pop che il nostro autista ha ben deciso di farci ascoltare.

Arriviamo ad Hanoi intorno alle 10:00. Al nostro arrivo, contrariamente a quanto ci è accaduto a Saigon, si verifica un vero e proprio assalto alla diligenza. Decine di autisti di motorbike si scagliano contro di noi e cercano di convincerci a salire sul loro scooter. Ovviamente rifiutiamo e con i nostri zaini ben saldi alla schiena, ci avventuriamo nel quartiere vecchio alla ricerca dell’agenzia in cui la receptionist dell’albergo di Hue ci ha prenotato i biglietti del treno per Sapa (50 $ a testa per una cuccetta da quattro letti con materasso morbido).
L’ufficio si trova all’interno di un minuscolo vicolo, umido e buio. Dentro vi sono tre ragazze in ciabatte, attaccate a dei vecchi telefoni rossi. Come capita quasi sempre, nessuna di loro parla una parola di inglese. Ci facciamo capire tra gesti e monosillabi detti trattenendo il fiato per l’insopportabile puzza di fogna che pervade la stanza. I biglietti ci sono. Ora dobbiamo solo arrivare fino a stasera.

Ci trasciniamo per le trafficatissime strade di Hanoi. Tutto è diverso rispetto a Saigon. Non riusciamo a sentirci né rilassati né trasportati dal suo ritmo. Decidiamo che è meglio rifugiarsi da qualche parte per pranzare e il Ly Club sembra fare proprio al caso nostro! Un bellissimo ristorante che sembra rimasto fermo all’epoca coloniale. Il mobilio è splendidamente retrò, e così i lampadari, in carta di riso e con lunghe frange dorate. Le cameriere sono gentilissime e, nonostante l’orario sia quello di chiusura ci fanno accomodare e ci servono dei bellissimi e buonissimi piatti vietnamiti. Nonostante sia palesemente un locale di alto livello, il conto è come quello che ci arriverebbe dopo aver consumato due pizze in centro a Bologna.

Per ammazzare il tempo che ci rimane, visitiamo il lago Hoan Kiem dove vive tuttora Cu Rua, il “bisnonno”, una delle ultime tre tartarughe d’acqua dolce della specie Raftus swinhoei viventi al mondo. Si pensa abbia all’incirca cento anni e discenda dalla tartaruga che avrebbe restituito agli dei, la spada che questi ultimi avevano consegnato all’imperatore Le Loi per scacciare i cinesi dal Vietnam. Una volta liberato il paese, il vecchio animale sarebbe infatti uscito dal lago e, una volta presa la spada si sarebbe inabissato per sempre. Da qui il nome del lago che, tradotto, significa “lago della spada restituita”. Il tempio sulla sponda opposta dello specchio d’acqua non è un granché ma ci dà la possibilità di vedere alcuni gruppi di anziani che giocano a dama. E riusciamo a far passare un’altra oretta in attesa del treno.

Arriviamo alla stazione alle 19:00. Siamo terribilmente in anticipo visto che il nostro treno per Sapa parte alle 21:50. Siamo stanchi, sudati e non proprio tirati a lucido vista la notte passata nello sleeping bus… Ma il bagno della stazione è inavvicinabile e ci obbliga a dar fondo alle scorte di salviette rinfrescanti che ho premurosamente comprato prima di partire.
La sala d’attesa assomiglia molto alle nostre, ma in più ha 4 televisori Samsung a schermo piatto. Forse era meglio spendere i soldi per pulire i bagni piuttosto che per la tv…

Una mezzora prima della partenza, una hostess vestita di azzurro ci fa cenno che è ora di dirigersi al binario. Per arrivarci ne attraversiamo comodamente altri cinque. Nessun sottopassaggio e nessuna protezione. Sorridiamo divertiti e continuiamo ad augurarci che il super potere di cui sopra ci copra a lungo…

I nostri compagni di vagone sono una coppia di neo-sposini: lui è di Brisighella (provincia di Forlì-Cesena), lei di Danang. Si sono conosciuti due anni fa qui in Vietnam e si sono sposati due settimane fa. Stanno andando a Sapa nell’attesa che alcuni dei documenti necessari a validare il matrimonio anche in Italia,  e permettere a lei di andarci, siano pronti. Per velocizzare le pratiche hanno dovuto pagare un bel po’ di bustarelle ma sembra che qui sia una pratica all’ordine del giorno, che tu sia straniero o locale. Comunque niente di nuovo per chi viene dal Bel Paese.
Lei parla un ottimo inglese. Mi racconta che quand’era al liceo, un veterano dell’esercito americano che aveva combattuto in Vietnam, lavorava come volontario per insegnare l’inglese ai ragazzi. Lui e sua moglie, entrambi del Wisconsin, si sono affezionati a lei e le hanno proposto di farle da sponsor per andare a studiare negli USA. E così se la sono portati a casa e le hanno pagato il college. Al suo matrimonio c’erano anche loro, venuti apposta dagli Stati Uniti. Con una punta di veleno, non posso fare a meno di pensare a quanto debba essere stato forte il senso di colpa del veterano americano… ma resta comunque una bella storia ed è stato bello ascoltarla mentre il treno per Sapa, rigorosamente a gasolio, arranca sui binari e si addentra tra le montagne del Vietnam

Share this!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento