Colonnello Kurtz, dove sei? (Can Tho – Delta del Mekong – Chau Doc)

Chau Doc, 10 agosto 2014

Alle 04:50 siamo in piedi. Oggi ci aspetta la gita sul Delta del Mekong. Nonostante vi siano numerose agenzie turistiche che organizzano escursioni, noi preferiamo lasciarci convincere dalla ragazza appostata nella hall del nostro albergo, l’Holiday One di Can Tho. Così, con 38 dollari, iniziamo la nostra avventura.

Ci viene a prendere davanti all’albergo una signora che potrebbe avere 35-40 anni e che presto scopriremo chiamarsi Tin. Fuori è buio ma il “Vietnam che lavora” è già all’opera. Stanotte il Mekong è straripato e le strade sono invase di acqua e fognatura… Anche se le cose qui tendono a sovrapporsi. La nostra barca per due sembra poter colare a picco da un momento all’altro ma è ugualmente emozionante. Per le successive sette ore ci facciamo cullare dalle onde del Mekong, con Tin che ci sorride e, non parlando una parola di inglese (cosa molto comune in Vietnam), richiama la nostra attenzione a forza di “hallo“. La prima tappa è il mercato di Cai Rang: le barche di legno sostituiscono le tradizionali bancarelle e per segnalare il prodotto in vendita utilizzano un lungo bastone issato a prua con tal frutto o ortaggio. Seconda tappa, la “fabbrica di noodles di riso”: una baracca in cui ci mostrano come si passa dai semi di riso agli spaghetti e come le bucce vengano usate per alimentare il fuoco e concimare i campi. Ripartiamo alla volta del mercato galleggiante di Phong Dien che la Lonely Planet assicura essere il migliore. Non è così. In realtà, nonostante non siano nemmeno le otto, vi sono pochissime bancarelle e molte meno persone che fanno provviste.

La nostra gita prosegue attraverso uno stretto canale in cui abbiamo la possibilità di vedere decine di cappelli a punta che lavorano nelle risaie di un verde abbagliante. Le sponde del fiume brulicano di vita: baracche da cui i bimbi escono correndo per gridarci “hallo!“, donne intente a fare il bucato e lavare le stoviglie nel fiume, uomini che vi si lavano i denti, vi fanno il bagno o vi si immergono per raccogliere il fango che, crediamo, servirà loro per costruire dei mattoni. Ovunque volgiamo lo sguardo vi è acqua, gialla e putrida ma affascinante da morire: il Mekong è il dodicesimo fiume più lungo al mondo ed è tra i dieci più inquinati. Le sue acqua sono piene di piombo e sostanze chimiche sversate da circa 120 siti industriali. Eppure siamo sicuri di averne mangiato il pesce anche noi, in questi giorni… Per ora senza nessuna diretta conseguenza. Quello che ci colpisce è che le persone non sembrano minimamente far caso al grado di sporcizia delle sue acque: il motore della nostra barchetta si ferma ogni venti minuti per colpa di qualche sacchetto di plastica che vi si impiglia. Tin lo rimuove e lo ributta in acqua sorridendo soddisfatta. Dopo una breve sosta in un villaggio in cui, volendo, si possono mangiare primi di pesce ed essere divorati da enormi zanzare, torniamo al pontile in cui la nostra escursione è iniziata. Siamo veramente soddisfatti di aver scelto una soluzione artigianale rispetto al traghetto pieno di turisti del Can Tho Tourist Office.

Sono le 12 e alle 14:15 ci deve venire a prendere la navetta che ci porterà alla stazione dei pullman. La nostra corriera per Chau Doc parte alle 14:45 (costo del biglietto: 120.000 VDN a testa). Partiamo con una quindicina di minuti di ritardo. Questa volta il viaggio è veramente scomodo. Lo spazio tra i sedili è strettissimo e noi siamo distrutti. Arriviamo a Chau Doc dopo circa 3h 30min. La cittadina è davvero brutta: una strada trafficatissima in cui tutti ci guardano incuriositi. Abbiamo prenotato una stanza alla Murray Guesthouse. Anche in questo caso, sia la proprietaria della pensione che il ragazzo alla reception, parlano un inglese stentato ma riusciamo a farci prenotare ugualmente due biglietti per la barca “veloce” che domani ci porterà a Phnom Penh (Cambogia): 25 dollari a testa, che pagheremo domani in agenzia al momento dell’imbarco, più 23 dollari a testa per il Visto ad ingresso singolo per la Cambogia, che pagheremo in barca. Ci assicuriamo che la proprietaria, veramente maleducata e scontrosa, abbia capito che non vogliamo essere svegliati da lei alle 6:00 perché ci basta poco tempo, e andiamo in camera. La stanza è modesta e non proprio pulitissima ma apprezziamo l’attenzione per l’ambiente: l’acqua calda viene prodotta da un impianto solare sul tetto, si richiede agli ospiti di fare docce veloci e nelle ore mattutine  e di non tenere accese luci inutili. Tra una cosa e l’altra si fanno le undici e mezza… Zzz Zzz… No, non stiamo russando: siamo attaccati da sciami di zanzare. Forse è meglio accendere al massimo l’aria condizionata e mettersi a letto.

Buonanotte Chau Doc!

Hotel: Murray Guesthouse. Considerando che Chau Doc è veramente bruttina, e che deve essere considerata solo una tappa di passaggio per imbarcarsi alla volta di Phnom Phen, la Guesthouse si trova in una buona posizione. Tuttavia, rispetto all’educazione a cui eravamo abituati, la proprietaria è davvero sgarbata e fastidiosa. L’hotel è spartano ma non eccessivamente scomodo. Peccato per le zanzare, onnipresenti, il rumore e il caldo.

Share this!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento