Buonasera Saigon

Il viaggio inizia a Bologna, con la sveglia che suona alle 9:40 di mattina. Il nostro treno parte alle 11:10. Grazie alla promozione Cartafreccia Special, ho preso due biglietti del treno Alta Velocità che ci portano a Mestre in 1:13h a soli 4 euro in più a testa rispetto al lento e caotico Regionale Veloce.
In stazione ci aspetta la mia super-mamma, venuta per salutarci e portarci all’aeroporto. Il Marco Polo è pieno di gente… si vede che le vacanze sono arrivate. Avendo fatto il check-in online, riusciamo ad evitare la coda chilometrica che si è formata al banco della Emirates.
Beviamo una Coca Cola come da tradizione, sigaretta al volo, baci e abbracci a mamma e… via!

Il volo è tranquillo e puntuale e un’ora prima dell’atterraggio a Dubai, la mia vicina di sedile, che avrà più o meno sessant’anni, attacca bottone con una frase che, per me, suona come una formula magica: “sto andando in Kenya a fare volontariato“. E così scopro che è nata in Botswana da genitori inglesi: mamma era una cartografa che mappava il suolo per identificare e fornire dati sulle miniere al Governo inglese. Papà era un ammiraglio della marina militare della Corona d’Inghilterra. Ha vissuto tra Botswana, Uganda, Tanzania, Kenya e Zambia fino ai 25 anni. Ma l’Africa l’ha vista tutta, la ama profondamente ma la teme anche moltissimo. Mi racconta che sua cognata è stata violentata davanti ai figli, l’anno scorso, perché alcuni stregoni di una tribù locale hanno convinto la popolazione che un malato di AIDS può guarire solo avendo rapporti con una donna bianca. Rabbrividisco all’idea ma vedo che nemmeno questo episodio ha tolto ai suoi occhi il fascino dell’Africa. E mi dice che devo assolutamente andarci al più presto. Sarà fatto.

Atterriamo a Dubai alle 23:35 e andiamo diretti al Premier Inn, un albergo che abbiamo prenotato qualche mese fa su Booking e che ci permetterà di dormire bene per qualche ora a circa 15 min dal Terminal 3.
La mattina seguente la sveglia suona alle 7 e una sorpresa ci aspetta all’aeroporto. Appena approcciamo il gate B1, la hostess ci controlla biglietti e passaporti e, sorridente, si congratula con noi: l’economy è in overbooking e noi, oggi, si viaggia in business! Ci ride qualsiasi poro della pelle e, saltellando, prendiamo la navetta a noi riservata, con sedili in pelle bianca. Aaahhh… la Business è tutta un’altra storia: accoglienza con calice di champagne, pranzo su ordinazione servito come al ristorante, materasso extra comfort da stendere su un enorme sedile completamente reclinabile. Passiamo le successive 7h20min a bofonchiare e a goderci l’invidia dei passeggeri economy mentre un gentilissimo stuart si preoccupa che la scatola di cioccolatini Godiva sia di nostro gradimento. Ah, dimenticavo, per profumare la toilette c’è una boccetta di vetro del nuovo profumo di Bulgari… Affascinante che anche la la puzza dei ricchi debba essere eliminata con classe.
Atterriamo in perfetto orario alle 19:35.

Finalmente siamo a Saigon! Fuori fa caldo ma è più che sopportabile. Anzi, tira anche una piacevole brezza e Davide non può fare a meno che citare la Sicilia, il suo metro di misura preferito.
Prenotiamo un taxi al banco apposito dentro all’aeroporto e, senza ressa, imprevisti o assalti da parte di taxisti abusivi, con 200.000 Dong (più 10.000 per uscire dal parcheggio) ci facciamo portare al HongVina Hotel, preventivamente prenotato su Booking. L’albergo è grazioso e si trova nel Distretto 1, vicinissimo ai punti di interesse che non possiamo né vogliamo perderci.

Una doccia al volo e andiamo alla ricerca di un posto dove cenare. Decidiamo di seguire il consiglio della Lonely Planet e cerchiamo il Temple Club che dovrebbe trovarsi a non più di 900m. Individuarlo non è semplice vista la sua posizione poco felice tra un muro e una yogurteria che ne nascondono l’insegna. Tuttavia gli sforzi vengono premiati: il posto è incantevole, i camerieri gentilissimi e quasi troppo servizievoli. L’ultima ordinazione si prende entro le 22:30 per cui in fretta e furia leggo il menu: con 10 euro a testa mangiamo un Pho (zuppa vietnamita con noodles, pollo e scampi e un fortissimo sapore di cannella), zuppa di noodles con scampi, e spring rolls con pesce. Da bere, Coca Cola e acqua frizzante (ovviamente arriva una bottiglietta di Perrier). Uno dei camerieri viene a spiegarci come dosare le spezie che ci ha portato e quante foglie di menta mettere nel Pho. Fantastico!
Soddisfatti, entusiasti e ansiosi di scoprire cosa ci riserverà questa città, andiamo a letto.
Siamo a Saigon!

Hotel: Hong Vina Hotel (149 Calmette, Distretto n.1). Spartano ma pulito e in ottima posizione. Caffè pessimo ma il personale della reception è gentilissimo. Consigliato.

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